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Gilad Atzmon: The Wannsee Conference- Truth and Myth
Tuesday, January 31, 2012 at 8:10AM

Last week, as Jewish Lobbies continue to invest enormous efforts in dictating and imposing a rigid and unquestionable Holocaust narrative, Israeli Haaretz published a short, succinct and courageous report challenging the validity of the Wannsee Conference as proof of the Nazi ‘final solution’.

Just ahead of Holocaust Memorial Day, the Israeli paper reported that Dr. Norbert Kampe (63), director of the “Wannsee Conference” Memorial  Centre in Berlin, has challenged some of the most widely-accepted historical ‘facts’ associated with the conference and its meaning.

Jewish Holocaust scholars have always insisted that the master plan for the Nazi Judeocide was conceived at the Wannsee Conference but Dr. Kampe is quoted as saying that the conference dealt only with “operational matters” instead of being a platform of any form of “decision making”. To prove his point, Kampe pointed to the fact that Hitler and his ministers were not present at the conference. Furthermore, he says, “At the time, January 1942, there was no organized plan for extermination camps.”

And yet, Haaretz admits, “Make no mistake. Kampe is not anti-Semitic. Certainly not a Holocaust denier. On the contrary. As expected of a professional historian, he studied countless relevant texts, documents and testimonies on the particular event…His conclusion is the direct outcome of an educated analysis of written material in his possession.”

So courageously, a Hebrew paper praises Kampe and his “fascinating historical lesson” and also acknowledges that the Israeli Ministry of Education lacks the capacity to engage in any form of informed Holocaust debate. Haaretz clearly admits that

“to this day no one knows with complete certainty and confidence what exactly happened on 20 January 1942, in this pretty villa in the wealthy suburb of Berlin.”

Only one copy of the Wansee Conference protocol, found in 1947, survived the war, others having been deliberately destroyed by the Nazis in an effort to conceal evidence. This protocol is the only authentic documentation as to what happened in Wannsee and one of the few that made explicit use of the term “final solution”. However, Haaretz concedes that, like any historical document, the Wannsee document should be read carefully. The words “death” or “murder” do not appear in the conference protocol. Instead, it refers to “natural diminution”, “appropriate treatment”, “other solution options” and “different forms of solutions.” In fact, the only explicit references in the document deal with deportation rather than extermination. Even the famous table attached to the protocol that counts the Jews in each occupied country, does not state that those Jews are destined to be destroyed.

Just a few days ahead of Holocaust Memorial Day, a Hebrew paper found the courage to admit that “decades of Holocaust research could not find a clear and explicit command made by high-level Nazi officials to engage in systematic mass extermination of Jews.”

According to the Israeli paper, the Nazis disguised their true intentions in some “ambiguous orders and “secret codes”, which were supposed to lead officers to interpret and to react upon what they believed to be Hitler’s will.

The moral here is simple. Once again we learn that some Israelis are far ahead of the Western press and academia in their criticism of Jewish ideology in general and the Zionist Holocaust narrative in particular.

GILAD ATZMON: LA CONFERENZA DI WANNSEE – VERITÀ E MITO[1]
Martedì 31 gennaio 2012
La settimana scorsa, mentre le lobby ebraiche continuano a investire enormi sforzi nel dettare e imporre[2] una rigida e dogmatica narrazione dell’Olocausto, il giornale israeliano Haaretz ha pubblicato un breve, conciso e coraggioso articolo che contesta la validità della Conferenza di Wannsee come prova della “soluzione finale” nazista.
Poco prima del Giorno della Memoria dell’Olocausto, il giornale israeliano ha riferito[3] che il dr. Norbert Kampe (63 anni), direttore del Centro Commemorativo della Conferenza di Wannsee di Berlino, ha contestato alcuni dei “fatti” storici più largamente accettati associati alla conferenza e al suo significato.
Gli studiosi ebrei dell’Olocausto hanno sempre sostenuto che il piano generale dell’ebreicidio nazista venne ideato nella Conferenza di Wannsee ma il dr. Kampe afferma che la conferenza riguardò solo “questioni operative” e non fu in alcun modo una piattaforma di “processi decisionali”. Per dimostrare la sua tesi, Kampe ha fatto notare il fatto che Hitler e i suoi ministri non erano presenti alla conferenza. Inoltre, afferma, “All’epoca, nel gennaio 1942, non c’era un piano organizzato per campi di sterminio”.
E tuttavia, ammette Haaretz, “Statene certi. Kampe non è un antisemita. Di certo non è un negazionista. Al contrario. Come ci si aspetta da un professore di storia, ha studiato innumerevoli testi importanti, documenti e testimonianze su questo specifico evento…La sua conclusione è il diretto risultato di una fondata analisi degli scritti in suo possesso”.
In modo così coraggioso, un giornale israeliano elogia Kampe e la sua “affascinante lezione di storia” e riconosce anche che il Ministero israeliano dell’Istruzione non ha la capacità di impegnarsi in nessuna forma di competente dibattito sull’Olocausto. Haaretz ammette chiaramente che
Ancora oggi nessuno sa con totale certezza e sicurezza cosa accadde esattamente il 20 gennaio 1942 in questa graziosa villa della ricca periferia di Berlino”.
Solo una copia del protocollo della Conferenza di Wannsee, trovata nel 1947, è sopravvissuta alla guerra, le altre sono state deliberatamente distrutte dai nazisti nel tentativo di nascondere prove[4]. Questo protocollo è il solo documento autentico di ciò che accadde a Wannsee e uno dei pochi che fece uso esplicito del termine “soluzione finale”.
Tuttavia, Haaretz ammette che, come ogni documento storico, il documento di Wannsee dovrebbe essere letto attentamente. Le parole “morte” o “assassinio” non compaiono nel protocollo della conferenza. Invece esso parla di “diminuzione naturale”, di “trattamento appropriato”, di “altre soluzioni”, e di “differenti forme di soluzione”. In realtà, i soli riferimenti espliciti nel documento riguardano la deportazione piuttosto che lo sterminio. Anche la famosa tabella allegata al protocollo che enumera gli ebrei in ogni paese occupato, non afferma che quegli ebrei sono destinati a essere distrutti.
Solo pochi giorni prima del Giorno della Memoria, un giornale ebraico trova il coraggio di ammettere che “decenni di ricerche sull’Olocausto non hanno potuto trovare un ordine chiaro ed esplicito, da parte degli alti gerarchi, nazisti di uno sterminio sistematico degli ebrei”.
Secondo il giornale israeliano, i nazisti mascherarono le loro vere intenzioni mediante alcuni “ordini ambigui” e “codici segreti” , che si suppone abbiano indotto i gerarchi a interpretare e a eseguire quella che ritenevano la volontà di Hitler.
La morale qui è semplice. Ancora una volta apprendiamo che alcuni israeliani sono molto più avanti della stampa e del mondo accademico occidentali nelle loro critiche dell’ideologia ebraica in generale e della narrazione dell’Olocausto sionista in particolare.

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Netanyahu all’ONU

di CARLO MATTOGNO

«Il mese scorso sono stato in una villa in un sobborgo di Berlino chiamato Wannsee. Là il 20 gennaio 1942 dirigenti nazisti di alto grado si ritrovarono dopo un buon pasto a decidere come sterminare il popolo ebraico. Gli appunti dettagliati di quell’incontro sono stati conservati dai successivi governi tedeschi. Ecco qui una copia di quegli appunti, in cui i Nazisti davano istruzioni precise su come portare a compimento lo sterminio degli Ebrei. Si tratta di una bugia?».

Sì, è una bugia. Che alla conferenza di Wannsee si sia deciso «come sterminare il popolo ebraico» è falso e ridicolo già per questo semplice fatto.

Il relativo protocollo (NG-2586-G) dice che «die arbeitsfähigen Juden», gli ebrei abili al lavoro, dovevano essere deportati all’Est «zum Arbeitseinsatz», per l’impiego lavorativo. Sulla sorte degli inabili al lavoro, quelli presuntamente destinati a sterminio immediato, il documento non dice nulla, tranne in un caso:

«Si ha l’intenzione di non evacuare ebrei oltre i 65 anni, ma di trasferirli in un ghetto per anziani – è previsto Theresienstadt».

A questa categoria, secondo il documento, appartenevano il 30% dei 280.000 ebrei che il 31 ottobre 1941 si trovavano ancora nel Vecchio Reich e in Austria, dunque 84.000 persone.

Il protocollo di Wannsee afferma inoltre che «anstelle der Auswanderung», al posto dell’emigrazione, era ormai subentrata «die Evakuierung der Juden nach dem Osten», l’evacuazione degli ebrei all’Est, e che appunto in ciò consisteva la soluzione finale della questione ebraica (Endlösung der Judenfrage). Se dunque l’evacuazione all’Est, come si pretende, fosse stata sinonimo di sterminio, le SS avrebbero previsto di sterminare gli ebrei abili al lavoro e di non sterminare gli 84.000 ebrei inabili al lavoro summenzionati, ma di trasferirli in un ghetto per anziani!

(Per un approfondimento rimando al mio studio Raul Hilberg e i “centri di sterminio” nazionalsocialisti. Fonti e metodologia, cap. I,8,

http://civiumlibertas.blogspot.com/2009/06/homepage-precedente-successivo.html).

«Il giorno prima di andare a Wannsee, a Berlino mi hanno consegnato i disegni originali per la costruzione del campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau, dove furono assassinati un milione di Ebrei. Anche questa è una bugia?»

Sì, è una bugia, una doppia bugia. Ho già spiegato altrove (I “nuovi” documenti su Auschwitz di Bild.de: una bufala gigantesca,

http://civiumlibertas.blogspot.com/2007/11/slomo-in-grande-emozione-con-veltroni-e.html#mtdiciannove)

che questi “nuovi” documenti, pubblicati l’8 novembre 2008 dal giornale tedesco Bild.De e strombazzati in tutto il mondo come “prova” della costruzione ad Auschwitz di una camera a gas omicida, costituiscono una minima parte della documentazione conservata all’ Archivio russo di Stato della guerra di Mosca (circa 88.200 pagine), che avevo già esaminato nel 1995 in compagnia di Jürgen Graf. I piani della pretesa camera a gas omicida, che erano stati già pubblicati e analizzati da Jean-Claude Pressac nel 1989 (Auschwitz: Technique and operation of the gas chambers. The Beate Klarsfeld Foundation, New York, 1989, pp. 53-62), si riferiscono in realtà all’ Entlausungsanlage 5a e 5b di Birkenau, un impianto di disinfestazione e disinfezione con docce per i detenuti.

La pretesa che ad Auschwitz «furono assassinati un milione di Ebrei» è la seconda bugia: in questo campo morirono (non “furono assassinati”) circa 135.000 detenuti, di cui forse la metà ebrei (C. Mattogno, Le camere a gas di Auschwitz. Effepi, Genova, 2009, cap. 15, Il numero delle vittime, pp. 467-491).

«Lo scorso giugno il Presidente Obama ha reso visita al campo di concentramento di Buchenwald. Il Presidente Obama ha reso tributo a una bugia?».

Sì, a una bugia, nella misura in cui si pretende di addurre il campo di concentramento di Buchenwald, al quale la storiografia olocaustica non ha mai attribuito camere a gas omicide, come “prova” del presunto olocausto. L’oratore confonde intenzionalmente persecuzione ebraica, fatto certo e dimostrato, con sterminio ebraico, ipotesi incerta e indimostrata.

«E che dire dei sopravvissuti di Auschwitz che sulle braccia ancora portano tatuato il numero impresso loro dai Nazisti? Anche quei tatuaggi sono bugie?».

Anch’essi sono bugie, nel senso spiegato sopra, e anche piuttosto goffe: come possono i sopravvissuti tatuati dimostrare che Auschwitz era un campo di sterminio? Poiché il tatuaggio era il numero di matricola assegnato ai detenuti abili al lavoro che entravano a far parte della forza del campo per lavorare, il fatto che esistano dei sopravvissuti con tatuaggio può dimostrare soltanto che Auschwitz era un campo di lavoro.

«Quasi tutte le famiglie ebree furono colpite, inclusa la mia. I nonni di mia moglie, le due sorelle ed i tre fratelli di suo padre, e tutte le zie gli zii e i cugini furono assassinati dai Nazisti. Anche questa è una bugia?».

Sì, è una bugia se la si adduce come prova dell’olocausto. Lo stesso argomento potrebbe essere invocato da quasi tutte le famiglie palestinesi contro Israele.

«Ma a voi che avete dato ascolto a questo negatore dell’Olocausto io dico a nome del mio popolo, il popolo ebraico, e di tutte le persone per bene in ogni parte del mondo: non vi vergognate? Non avete pudore?».

Un “negatore dell’olocausto” nega una menzogna e nel contempo afferma una verità: perché si dovrebbe vergognare? Non si dovrebbero vergognare coloro che, essendo incapaci di contrastare sul piano storico-documentario questi negatori di menzogne, ricorrono al braccio violento della legge per metterli a tacere?

thanks to: Gilad Atzmon
                  Andrea Carancini
                  Carlo Mattogno