Tornano a piovere bombe su Gaza

Proteste per la morte del prigioniero Abu Hamdiya: Israele punisce i Territori. L’aviazione bombarda Gaza. Prigionieri in sciopero della fame collettivo: Israele ne trasferisce 86.

Maysara Abu Hamdiya, deceduto ieri in carcere

Betlemme, 3 aprile 2013, Nena News – Torna ad infiammarsi la tensione nei Territori Palestinesi. Dopo una tregua lunga quasi cinque mesi, il cielo di Gaza è esploso di nuovo. La notte scorsa l’aviazione israeliana ha bombardato la Striscia di Gaza, in risposta al lancio di un missile verso il Sud di Israele, seguito alla notizia della morte in carcere del prigioniero politico Maysara Abu Hamdiya. “In risposta ai numerosi missili lanciati verso Israele, l’Israel Air Force ha colpito nella notte due siti terroristici”, ha commentato l’esercito in una dichiarazione ufficiale.

Le bombe israeliane – che hanno ricordato a molti l’offensiva di novembre “Colonna di Difesa”, quando in una settimana persero la vita quasi duecento palestinesi – non ha provocato né vittime né feriti. L’aviazione militare di Tel Aviv ha colpito una fabbrica nel quartiere di Shujaiyeh, a Est di Gaza City, e una fattoria a Beit Lahiya, a Nord della Striscia.

Ieri un missile lanciato da Gaza era caduto in uno spazio aperto a Sud di Israele, senza provocare né vittime né danni a infrastrutture. Il lancio – rivendicato da un gruppo salafita – era stata la reazione alla morte del prigioniero politico palestinese, Maysara Abu Hamdiya, 64 anni, di Hebron, morto ieri nel centro medico di Beer Sheva. Malato da tempo di cancro all’esofago, non aveva mai ricevuto alcuna cura medica dalle autorità israeliane, situazione in cui si trovano decine di detenuti palestinesi, impossibilitati ad accedere a trattamenti medici continuati e adeguati.

Ieri, subito dopo la notizia della sua morte, ad Hebron la gente è scesa in piazza per protestare contro le autorità israeliane. Sono scoppiati scontri che hanno provocato il ferimento di una trentina di manifestanti, contro i quali l’esercito israeliano ha lanciato gas lacrimogeni e bombe sonore. Nella Città Vecchia di Gerusalemme, la polizia israeliana ha arrestato per “manifestazione illegale” undici manifestanti, tra cui Nasser Qous, capo del Palestinian Prisoners Society di Gerusalemme, e il paramedico Fuad Ubeid.

E le proteste continuano anche oggi: ad Hebron chiusi tutti i negozi, i ristoranti, le scuole e le università per commemorare la morte di Abu Hamdiya. Fatah ha lanciato lo sciopero generale in tutto il distretto. Tutto chiuso anche a Gerusalemme Est e in Città Vecchia: le scuole hanno sospeso le lezioni alle 11, secondo quanto riportato dal Ministero per l’Educazione.

Associazioni per i diritti umani e la stessa Autorità Palestinese hanno apertamente accusato Tel Aviv di responsabilità diretta nella morte di Abu Hamdiya. “Una lenta esecuzione”, l’ha definita l’OLP; “La prova della tirannia e dell’arroganza israeliana”, ha commentato il presidente dell’ANP, Mahmoud Abbas.

Ma ieri a protestare sono stati anche i prigionieri palestinesi detenuti in Israele. Appresa la notizia della morte del detenuto a Beer Sheva, il movimento dei prigionieri ha lanciato uno sciopero della fame collettivo di tre giorni: questa mattina oltre 4.500 detenuti hanno rifiutato la colazione. In alcune prigioni a Sud (Ketziot, Eshel, Ramon, Nafha) i detenuti si sono scontrati con le forze di sicurezza carcerarie.

Immediata la reazione israeliana: oggi l’Israel Prison Service ha informato 86 detenuti del loro trasferimento in altri istituti carcerari, forma punitiva spesso usata da Israele per rompere i legami interni al movimento dei prigionieri.

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