Adel Baker, pescatore di Gaza, ora in lotta per la vita in ospedale

Il 1 maggio in molti paesi si celebra la festa dei lavoratori. Anche Gaza ha celebrato la festa dei lavoratori in una manifestazione in centro città.
Eppure, non è festa per i pescatori palestinesi.
Nelle prime ore del mattino del 1 maggio 2013, un pescatore palestinese è rimasto gravemente ferito quando navi militari israeliane a largo delle coste di Rafah, nel sud della Striscia di Gaza, hanno aperto il fuoco contro pescherecci palestinesi che si trovavano all’interno delle 3 miglia nautiche dalla costa.
Durante l’attacco, un pezzo del motore che serve a tirare su le reti e’ caduto violentemente  sulla testa di Adel Al Karim Baker, 51 anni, di Gaza City, che e’ rimasto gravemente ferito.
Adel Baker è stato trasportato al Najjar hospital e successivamente all’ European hospital in Khan Younis. Ci siamo diretti in ospedale per accertarci delle sue condizioni.
Adel si trova nel reparto di Terapia Intensiva. Un documento ospedaliero all’interno della sua stanza riporta “orario di ammissione 5.00 am”.
Abbiamo parlato con il Dottor Yasser AlKhaldi, capo del reparto di Terapia Intensiva dell’European hospital. Il dottor AlKhadi ci ha detto che Adel ha subito un grave trauma cranico e che era arrivato in ospedale privo di sensi.
Il dottore ha aggiunto che Adel è stato sottoposto ad intervento chirurgico per alleviare la pressione dei frammenti delle ossa nel cranio e che si trovava ora sotto ventilazione artificiale.
Adel ha subito una frattura cranica depressa (la frattura depressa  del cranio è una rottura di un osso del cranio con la depressione dell’osso verso il cervello).
Il dottor AlKhaldi ha aggiunto che c’è stato un miglioramento delle condizioni di Adel e che hanno iniziato a ridurre i sedativi.

 

Durante la visita abbiamo incontrato Aatef Baker fratello di Adel. “Adel era su un peschereccio  insieme ad undici pescatori. Mentre stava pescando, la marina militare israeliana ha aperto il fuoco, un proiettile ha colpito un oggetto sulla barca, che è caduto sulla sua testa, causandogli il trauma. Erano al confine con l’Egitto, a 2 miglia dalla costa.”, ci ha detto Aatef.

Abbiamo lasciato l’ospedale ed abbiamo preso i contatti del dottor AlKhaldi e della famiglia di Adel per poter essere aggiornati sulle sue condizioni.
Avvertivo un senso di impotenza e di angoscia, ma allo stesso tempo speravo con tutte le mie forze che Adel fosse abbastanza forte da sopravvivere, che fosse abbastanza forte anche questa volta.
Il giorno successivo siamo andati a visitare la famiglia di Adel nel campo rifugiati di Shati, in Gaza city.
Adel ha 7 figlie e 2 figli, di cui uno è pescatore. Un cugino di Adel, Mostafa Baker, ci ha detto che forse in seguito potrebbero valutare la possibilità di trasferirlo in un altro ospedale.

L’abitazione era piena di donne e di bambini che ci circondavano e di tanto in tanto fissavano i loro occhi su di noi.

“Tutta la famiglia e’ riunita qui perche’ stiamo aspettando notizie. Il fratello di Adel sta per tornare dall’ospedale”, ci ha detto Mostafa.

“Gli attacchi e gli arresti colpiscono la nostra vita. Niente pesce niente soldi”, ha esclamato una donna della famiglia, Um Eid Baker, che ha infine aggiunto “ricordiamo di quando i nostri padri potevano raggiungere le 12 miglia dalla costa.”
Adel Baker lavorava da 30 anni come pescatore, ed era l’unica persona della famiglia ad avere un lavoro, la sua famiglia non ha altre fonti di guadagno.
“Questa è la stagione migliore per i pescatori – afferma Mostafa – è la grande stagione delle sardine”. I familiari poi hanno specificato che i pescatori, a causa del limite delle 3 miglia nautiche dalla costa, sono costretti ad arrivare fino a Rafah per poter pescare, ed addirittura entrare in acque egiziane, uno spostamento che comporta grandi spese soprattutto per il carburante.

Durante la nostra conversazione, Aatef, il fratello di Adel, è tornato dall’ospedale portando con sé il report ospedaliero.

Sul report ospedaliero è specificato che Adel Baker e’ stato trasferito dall’ospedale Al Najjar all’ ospedale European, e che ha subito una ferita alla testa e danneggiamento al cervello. E’ indicata la necessità di intervento chirurgico e trattamento. Inoltre, il report specifica: “Al Aqsa conditions”, espressione con la quale si usa definire un ferito o una vittima di aggressioni israeliane.

 

 

Successivamente abbiamo incontrato Sobeh El-Hessi, pescatore che era a bordo del peschereccio insieme ad Adel Baker, nonché gestore del peschereccio.
“Stavamo pescando al confine tra le acque egiziane e le acque palestinesi. Alle 2 del mattino la marina militare israeliana ha iniziato a sparare, eravamo a circa 2 miglia nautiche dalla costa”, ha iniziato a raccontare Sobeh. “Abbiamo cercato di nasconderci dai proiettili. Poi quando i soldati hanno smesso di sparare, abbiamo visto il corpo di Adel Baker disteso sul pavimento ed abbiamo pensato che un proiettile l’avesso colpito alla testa. Poi abbiamo capito che non era stato un proiettile, ma un oggetto pesante che fa parte del motore, Adel aveva una grande ferita alla testa. Ho chiamato l’ Unione dei pescatori per comunicare che c’era un ferito e per chiedere un’ambulanza. Un hasaka ha portato Adel alla spiaggia e l’ambulanza era pronta per portarlo in ospedale, erano circa le 3 del mattino”, ci ha raccontato Sobeh.
I pescatori erano entrati in acque egiziane e stavano rientrando in acque palestinesi quando è avvenuto l’attacco.
Il giorno successivo i pescatori non sono andati a pescare.
Sobeh ci ha raccontato con preoccupazione anche dei recenti attacchi israeliani con cannonate d’acqua. Gli attacchi stanno avvenendo infatti anche a 10 metri di distanza tra i pescherecci e le navi militari israeliane.
Poco più di un anno fa un pescatore è stato ucciso da un corto circuito a seguito di un attacco israeliano con cannonate di acqua.
L’ esercito israliano lancia acqua direttamente sul generatore di corrente, spara alle reti, al motore, causando così incidenti. Alto diventa allora il pericolo di shock elettrico o incidenti come quello di Adel.
“I pescatori possono vedere il pesce oltre le tre miglia, ma non possono attraversarle”, afferma poi Sobeh parlando delle condizioni di vita dei pescatori di Gaza.
“Quando i soldati israeliani sparano dobbiamo scappare, non possiamo sostenere le nostre famiglie. Questi ultimi giorni sono stati duri. Prima della guerra gli attacchi israeliani avvenivano ad una maggior distanza,  ma dopo la guerra la marina militare ha iniziato ad avvicinarsi molto ed i soldati sparano più del solito”, conclude Sobeh.
Gli occhi di Sobeh el Hessi sono tristi, spaventati, ma anche arrabbiati per quanto avvenuto a Adel.
A Gaza, andare a pescare ormai significa andare ad affrontare un esercito.
Come riportato costantemente dal Palestinian Center for Human Rights, gli attacchi israeliani contro i pescatori palestinesi costituiscono una violazione del diritto umanitario internazionale, soprattutto del diritto alla sicurezza della propria persona, in accordo con l’ Articolo 3 della Dichiarazione
Internazionale dei Diritti Umani, del diritto al lavoro ed alla sussistenza, del diritto ad una vita dignotosa.
Gli attacchi indiscriminati contro la popolazione civile costituiscono crimini di guerra.
Israele ha progressivamente imposto restrizioni ai pescatori palestinesi sull’accesso al mare. Le 20 miglia nautiche stabilite sotto gli accordi di Jericho nel 1994 tra Israele e l’Organizzazione di Liberazione della Palestina  (OLP), sono state ridotte a 12 miglia sotto l’Accordo Bertini nel 2002. Nel 2006, l’area acconsentita alla pesca è stata ridotta a 6 miglia nautiche dalla costa. A seguito della offensiva militare israeliana “Piombo Fuso” (2008-2009) Israele ha imposto un limite di 3 miglia nautiche dalla costa, impedendo ai palestinesi l’accesso all’ 85% delle acque a cui hanno diritto secondo gli accordi di Jericho del 1994.
Gli accordi raggiunti tra Israele e la resistenza palestinese dopo l’offensiva militare israeliana di novembre 2012, “Pilastro di Difesa”, hanno acconsentio ai pescatori di Gaza di raggiugere nuovamente le 6 miglia nautiche dalla costa. Nonostante questi accordi, la marina militare israeliana non ha cessato gli attacchi contro i pescatori di Gaza, anche all’interno di questo limite. A Marzo 2013, Israele ha imposto nuovamente un limite di 3 miglia nautiche dalla costa, affermando che tale decisione era stata presa a seguito dell’invio di alcuni razzi palestinesi verso il sul di Israele.
A Gaza si contano attualmente circa 4.000 pescatori regolarmente registrati, mentre nel 2000 se ne contavano circa 10.000. In una decina di anni, il numero di pescatori si è progressivamente ridotto, da quando Israele ha iniziato ad imporre restrizioni sull’accesso al mare e ad usare violenza per rafforzare queste restrizioni. Tali restrizioni, i continui arresti ed attacchi, costringono i pescatori ad abbandonare il loro lavoro e negano loro l’unica fonte di sussistenza per le loro famiglie. Moltissimi pescatori, con coraggio e determinazione, continuano a richiare la vita per poter sostenere le proprie famiglie.
Al momento in cui scrivo, le condizioni di Adel Baker sono leggermente migliorate, ma si trova tuttora privo di sensi nel reparto di Terapia Intensiva.
Mentre Adel Baker lotta in ospedale, molti pescatori si trovano in mare affrontando il pericolo di nuovi attacchi.
Mentre la comunità internazionale rimane in orrendo silenzio, i nostri pensieri ed il nostro cuore sono al fianco di questi uomini coraggiosi.
Forza Adel.
thanks to: Rosa Schiano

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