NO AGLI EUROPEI DI CALCIO IN ISRAELE!

Lo stadio di Gaza bombardato dall’aviazione israeliana nel novembre 2012

Dal prossimo 5 giugno, si svolgerà la fase finale degli Europei di calcio under 21, per i quali si è qualificata anche la Nazionale italiana. Il torneo si giocherà in Israele.
A noi sembra assurdo che si possa tenere una manifestazione sportiva in uno Stato che non solo occupa e colonizza da decenni la terra di un altro popolo – il popolo palestinese – ma impedisce al popolo sottomesso anche di praticare una qualsiasi attività sportiva, calcio compreso.
Per restare alla più stretta attualità, lo Stato di Israele ha bombardato e distrutto lo stadio di Gaza, ha impedito alle atlete ed agli atleti di Gaza di partecipare alla maratona di Betlemme ed ha tenuto in carcere per tre anni senza processo e senza accuse Mahmoud Sarsak, giocatore della Nazionale di calcio palestinese. Grazie alla mobilitazione degli sportivi e dell’opinione pubblica internazionale, ora Mahmoud è libero, ma restano in carcere senza processo altri due nazionali palestinesi, Omar Abu Rouis e Mohammed Nemer.
La pratica dello sport continua ad essere negata ai Palestinesi, come sono negati loro dall’occupazione israeliana tutti i diritti umani fondamentali. Prendendo atto di questa situazione, ci chiediamo come sia possibile pensare che una manifestazione sportiva importante come gli Europei di calcio under 21 possa svolgersi in un Paese che nega a milioni di persone i diritti umani fondamentali, compreso quello di praticare lo sport.
Noi non siamo disposti a far finta di nulla. Intendiamo informare l’opinione pubblica italiana e tutti gli sportivi della realtà in cui milioni di Palestinesi sono costretti a vivere sotto il tallone di ferro dell’occupazione israeliana, una realtà inaccettabile per ogni uomo ed ogni donna amanti della giustizia, dei diritti umani e dello sport inteso come messaggio di fratellanza. Per questo motivo, pensiamo che i calciatori italiani debbano rifiutarsi di partecipare ad un torneo che servirebbe principalmente a diffondere l’immagine di Israele come un Paese “normale”, rinnovando la vergogna dei Mondiali giocati nel 1978 nell’Argentina insanguinata dei generali fascisti e stragisti.
Ci rivolgiamo a tutti i democratici, alle donne ed agli uomini che amano lo sport e pensano che debba affratellarci e non dividerci: boicottiamo la partecipazione italiana agli Europei di calcio under 21 in Israele. Boicottiamo l’occupazione, boicottiamo il razzismo di uno Stato che impedisce a milioni di Palestinesi anche di partecipare alle competizioni sportive.
Manifestiamo nelle strade e nelle piazze la nostra opposizione a questa colossale ipocrisia. Manifestiamo la nostra indignazione, mobilitandoci in occasione del ritiro della Nazionale italiana.
De Coubertin diceva che lo spirito olimpico si manifesta nella partecipazione, al di là della vittoria o della sconfitta: se a qualcuno viene impedito di partecipare, lo sport è morto.

Coordinamento Freedom Flotilla Italia

Info e adesioni a roma@freedomflotilla.it

Il calciatore palestinese Mahmoud Sarsak dopo la sua scarcerazione, con la volontaria italiana a Gaza Rosa Schiano

Di Germano Monti

Non è normale che uno Stato razzista, colonialista e teocratico possa ospitare una manifestazione sportiva internazionale. Non è normale che centinaia di giovani atleti di tutto il mondo si prestino ad avallare l’immagine di uno Stato che nega il diritto alla vita, alla terra ed alla libertà di milioni di esseri umani. Non è normale che questo passi sotto silenzio.
Gianni Brera amava il calcio perché è una metafora della vita. Se questo è vero, il fatto di giocare il torneo europeo di calcio under 21 in Israele è una metafora della follia che pervade la nostra vita.
Israele non è un Paese europeo, e già questo dovrebbe suscitare qualche inquietudine. Tuttavia, non è questo il punto. Il punto è che non è accettabile l’idea che milioni di persone, di sportivi, accettino come normale il fatto che una competizione sportiva si giochi in un luogo dove ad altri milioni di persone vengono negati i diritti umani fondamentali, compreso quello di praticare lo sport.
Lo Stato di Israele occupa la terra di Palestina, persegue scientificamente l’annientamento del popolo palestinese, del quale nega persino l’esistenza. Conseguentemente, fra i molti crimini commessi, c’è anche quello di impedire ai Palestinesi di partecipare alle competizioni sportive, per esempio incarcerando senza accuse e senza processo i calciatori palestinesi o distruggendo gli impianti sportivi palestinesi, come avvenuto pochi mesi or sono con il bombardamento dello stadio di Gaza. E’ normale, tutto questo?
E’ normale che i nostri giovani calciatori vadano in Israele per partecipare ad un torneo, come se si giocasse in Svizzera? E’ normale che nessun giornalista sportivo scriva che i calciatori palestinesi Omar Abu Rouis e Mohamed Nemer sono ancora detenuti senza accusa e senza processo, mentre il loro collega Mahmoud Sarsak è stato scarcerato solo dopo tre mesi di sciopero della fame? Non è normale, come non fu normale – e meno che mai giusto – partecipare ai Mondiali del 1978 nell’Argentina dei generali fascisti e stragisti.
Come il grande Gianni Brera, penso che il calcio sia una metafora della vita. Per questo motivo, perché credo in una vita degna di essere vissuta, penso che il calcio non possa e non debba farsi veicolo della falsa normalità di uno Stato razzista, colonialista e genocida. Per questo, credo che sia sacrosanto impegnarsi per informare il mondo dello sport su quello che avviene nella Palestina occupata ed impegnarsi affinché i nostri giocatori non si rendano complici della normalizzazione di una situazione tutt’altro che normale. Non si può giocare a pallone su un campo insanguinato.

 

thanks to: Freedom Flotilla Italia

 

 

 

 

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