Conferenza di solidarietà con la Palestina – Stuttgart 12-13 maggio (report e articolo) 2013

Riceviamo e volentieri pubblichiamo da Enrico Geiler dell’Associazione Svizzera Palestina un report sulla conferenza di Stoccarda e la traduzione di un articolo uscito su Linke Zeitung.

Ho partecipato alla Conferenza di solidarietà con la Palestina, Stuttgart 10-12 maggio 2013. Vi manndo una foto della conferenza. L’oratore nella foto è Ilan Pappe.
Presenti circa 330 persone (la maggior parte dalla Germania). La conferenza è stata trasmessa in molti paesi arabi e in diretta da Al Jazeera.
Dalla conferenza è emersa con forza la necessità sia di far pressione sulle autorità (gorverni, EU, istituzioni internazionali, ecc.) ma anche di informare/coinvolgere il grande pubblico. Sul terreno la situazione peggiora a vista d’occhio mentre dal punto di vista istituzionale il governo israliano vara in continuazione nuove leggi antipalestinesi che legalizzano ogni scelleratezza. Interessante invece il movimento BDS che incomincia a prendere piede.

Vi invio la traduzione di un articolo comparso su Linke Zeitung. Nell’articolo non sono stati citati alcuni interventi che hanno evidenziato la necessità di portare la questione palestinese a conoscenza del grande pubblico e di sollecitare e sensibilizzare maggiormente gli enti pubblici e le grandi organizzazioni internazionali.
Non citato l’intervento di Jeber Wishah, vicedirettore del Centro palestinese per i diritti umani di Gaza, che ha riferito della drammatica situazione dei prigionieri palestinesi e della sua personale e traumatica esperienza da detenuto. Ha spiegato che fu condannato a “soli” 99 anni di carcere, perchè vivendoci per almeno 100 anni, secondo la legge israeliana, il prigioniero potrebbe rivendicare la proprietà del carcere…
Pure non citati gli interventi della giurista palestinese Haneen Naamnih, che ha illustrato come il governo israeliano vari in continuazione nuove leggi per legalizzare ogni nefandezza e come sia difficile per i palestinesi adire alle vie legali per salvaguardare le loro proprietà, e quello di Shir Hever (economista di Alternative Information Center, Dottorando alla FU Berlino, Germania) che ha illustrato la collaborazione militare tra Israele, la EU e la Germania e il sottofondo internazionale nascosto del militarismo israeliano.
Da parte mia ho distribuito oltre 300 CD con la storia della Palestina in immagini, che può servire per fare delle lezioni/realzioni/conferenze a livello scolastico. Il CD è sempre disponibile gratuitamente (richiedere a imparalavita@bluemail.ch).
Cordiali saluti
Enrico Geiler, Svizzera
Associazione Svizzera Palestina

CONFERENZA DI SOLIDARIETÀ CON LA PALESTINA – STUTTGART 2013
di Eugen Hardt
Martedì, 14 marzo 2013

Durante l’ultimo fine settimana a Stuttgart, alla presenza di oltre 300 attivisti, si è tenuta la 2a Conferenza di solidarietà con la Palestina. La conferenza si è svolta al motto “Per uno stato laico e democratico per tutti i suoi cittadini“. Il comitato organizzatore Palästina Komittee Stuttgart e i relatori invitati si considerano parte del movimento internazionale “Movimento per maggiore giustizia sociale, democrazia, libertà e autodeterminazione”.

Sull’invito si poteva leggere: “Alla nostra conferenza vogliamo tracciare una via alternativa verso una pace giusta“. Come può essere superato l’esistente stato di apartheid nella Palestina storica affinché sia aperta la via per uno stato comune e democratico per tutti i suoi cittadini, nel quale valgano gli stessi diritti per tutti e il diritto al ritorno per le/i palestinesi?
Quali possibilità ha il nostro movimento di solidarietà in Europa e specialmente in Germania di superare la situazione esistente nel campo dei diritti umani?

Tutto l’evento è stato trasmesso in diretta dall’emittente televisiva Al-Jazeera. Il gruppo cinema e media (fmug) del Comitato per la Palestina di Stuttgart sta lavorando per pubblicare l’intera conferenza su YouTube.

Tra i relatori che hanno esposto il loro punto di vista citiamo Ilan Pappe, Joseph Massad, Asaad Abu Khalil, Jaber Wishah, Ghada Karmi, Haneen Naamnih, Yoav Bar, Herman Dierkes und Shir Hever. Alla fine il pubblico ha avuto la possibilità di porre alcune domande. Non era previsto alcun dibattito con i tutti i relatori riuniti.

Al centro del dibattito è stata posta la soluzione per uno stato unico, laico e democratico. Ha trovato consenso unanime il rifiuto del diritto all’esistenza dello stato di Israele, la sua caratteristica di regime coloniale, razzista e di apartheid, la rivendicazione di un illimitato diritto al ritorno per tutti i palestinesi scacciati e il sostegno al movimento di boicotto dei prodotti israeliani.
È stato definito come obiettivo strategico l’appoggio dell’opinione pubblica e un consenso il più ampio possibile sul rifiuto della “soluzione a due stati”. Ma proprio per questo la conferenza viene quasi completamente ignorata dai maggiori organi di stampa. Lo stesso vale per gran parte della stampa di sinistra, come ad esempio la PDL (Die Linke) o la SAV che da parte sua sostiene la soluzione a due stati. Persino il relatore Hermann Dierkes del partito Die Linke (La sinistra) ha sostenuto una soluzione con uno “stato binazionale”, possibilità che la madrina della conferenza Evelyn Hecht-Galinski ha immediatamente respinto con decisione.

Con i loro interventi al microfono, alcuni partecipanti hanno ricordato che in Sudafrica, anche dopo la fine dell’apartheid politico, i privilegi economici dei bianchi continuano a sussistere e che la situazione di sfruttamento dei neri non è cambiata e hanno chiesto se, dopo il loro ritorno in patria, i rifugiati potranno rientrare in possesso delle loro proprietà.
Il prof. Massad ha spiegato che la richiesta di uno stato unico, laico e democratico per tutti i suoi cittadini è puramente una richiesta politico-democratica e che si deve essere coscienti che ciò non tocca l’apartheid sionista economico e sociale in quanto si tratta unicamente di creare le condizioni per una completa liberazione del popolo palestinese.

Il fatto che si sia voluto coscientemente evitare ogni riferimento alla realizzazione e alle condizioni per la soluzione con uno stato unico è la nota dolente della conferenza. Non è stato possibile chiarire come e per quale ragione i sionisti dovrebbero accettare questa soluzione o come si potrebbe convincerli a rinunciare ai loro privilegi e diventare minoranza politica. Su questo punto ci si è limitati alla dichiarazione di principi e speranze e un riferimento alla “primavera araba” che è riuscita a sovvertire situazioni ritenute inamovibili. Strategie alternative, come ad esempio una terza intifada con la sua resistenza armata, non sono nemmeno state menzionate.

Tra i relatori sono emerse opinioni divergenti sulla questione della caratterizzazione dell’Autorità nazionale palestinese ANP. L’ambasciatore in Germania dell’Autorità nazionale palestinese, presente sul podio alla cerimonia d’apertura, ha respinto con veemenza queste esternazioni dichiarandosi un rappresentante delle forze che collaborano con i sionisti.

Durante il dibattito finale, mentre parecchi oratori indicavano come obiettivo prioritario “L’unità dei palestinesi” e quindi auspicavano una riconciliazione tra Hamas e Fatah, Joseph Massad e Asaad Abu Khalil hanno decisamente contraddetto questa tesi affermando che questo sarebbe solo un cambio di campo da parte di Hamas che così diverrebbe parte integrante della collaborazionista ANP. Assieme a Ghada Karmi i due oratori hanno poi chiesto l’abolizione dell’ANP: sarebbe meglio se il popolo palestinese si confrontasse direttamente con il regime razzista di occupazione anziché sottostare – come previsto dalla strategia sionista – a un “Governo autonomo” che agisce a nome e su incarico dei sionisti.

Nonostante i punti deboli delle rivendicazioni principali e le carenze di un dibattito politico sulle questioni più controverse e irrisolte, la conferenza è stata un successo perché ha affermato con grande chiarezza e ampio consenso la natura di apartheid del regime sionista, il diritto al ritorno di tutti i profughi, il rifiuto della soluzione a due Stati e l’obiettivo di uno stato unico, laico e democratico per tutti i suoi cittadini e questo contro ogni accusa demagogica e malevole di antisemitismo.
In questo modo gli attivisti democratici hanno contrapposto una chiara alternativa alle forze filogovernative del PDL e della sua appendice della pseudo-sinistra.

Fonte: Linke Zeitung
http://www.linkezeitung.de
Traduzione di Enrico Geiler

 

thanks to:

Enrico Geiler

Linke Zeitung

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