Chi è David Grossman?

Riceviamo e pubblichiamo un contributo sulla figura di David Grossman inviatoci da una nostra lettrice. Nelle settimane scorse, si era molto parlato dello scrittore israeliano a cui il comune di Cagliari voleva, in un primo momento, conferire la cittadinanza onoraria, oggi congelata. Nei prossimi giorni, David Grossman sarà comunque in città, per partecipare a un’anteprima del festival di letteratura per ragazzi “Tutte storie”, di cui è presidente onorario. 

Il comune di Cagliari ha proposto di conferire la cittadinanza onoraria allo scrittore israeliano David Grossman, il quale, nell’opinione comune, è considerato una delle voci interne di critica più severa all’operato e alle scelte dell’establishment di Israele. Questo dipende in larga misura dal fatto che è salito agli onori della cronaca per i suoi interventi sempre molto compassionevoli nei confronti delle sofferenze del popolo Palestinese, e per le sue ripetute invocazioni alla “pace”, cui i media locali e internazionali hanno dato ampio risalto. Il pacifismo, in Israele, è però un universo complesso, i cui fondamenti e le cui aspirazioni spesso non coincidono, né possono ben collimare, con quelli altrui: in mancanza della comprensione di questo contesto, il rischio di cadere in equivoco è alto, e, nello specifico caso di Grossman, più vivo che mai. Prima di incensare Grossman come un esponente del più illuminato progressismo, o del più spontaneo e compassionevole pacifismo, bisognerebbe chiedersi a quali valori faccia riferimento nello sviluppare la sua visione politica, e riflettere attentamente sulla risposta.

Grossman è un convinto sostenitore dell’ideologia sionista, anch’essa complessa e varia nelle sue espressioni, ma che si basa su un punto fermo e chiaro: Israele è, e deve continuare ad essere, uno stato Ebraico. Durante un’intervista televisiva rilasciata nel 2010 a Charlie Rose, sui canali del network statunitense PBS – la versione integrale dell’intervista, nell’originale inglese, è disponibile sul sito http://www.charlierose.com –, Grossman ha dichiarato apertamente la sua adesione a tale idea : “Israele è stato creato per essere la patria del popolo ebraico (…)”.

Quindi diventa imperativo interrogarsi su quali valori diano forma all’ideologia sionista, che Grossman sostiene e sposa, nonostante le critiche che muove al suo braccio governativo: sono i valori universali cui i pacifismi internazionali, compreso quello italiano, si appellano, o sono valori particolari, di tipo etno-nazionalista?

Nel discorso pubblico che lo scrittore israeliano ha tenuto nel 2006 alla cerimonia di commemorazione per l’anniversario dell’assassinio di Rabin, lo stesso Grossman rende una risposta equivoca, riferendosi a come Israele avrebbe sprecato, per anni “l’opportunità di stabilire uno stato efficiente e democratico che si basa su valori ebraici ed universali (…) un posto che possa offrire un significato nuovo all’esistenza ebraica, che mantiene come parte integrale ed essenziale di sé la propria identità Ebraica e la propria etica Ebraica, l’osservanza di piena uguaglianza e rispetto per i suoi cittadini non-Ebrei” – Il testo integrale è disponibile, in inglese, all’indirizzo http://www.zionism-israel.com .

Anzitutto, l’idea di “valori Ebraici e universali” è una forte contraddizione in termini: nell’idea di universalità dei valori ogni particolarismo dovrebbe dissolversi, invece nel discorso di Grossman ritorna, sempre e potentemente, la particolarità e la separatezza, quasi l’eccezionalità  di ciò che è “Ebraico” rispetto ad ogni spunto universalista. Nonostante spenda, nel finale, qualche parola compassionevole per le discriminazioni che i cittadini non-ebrei di Israele subiscono, e nonostante il suo iniziale tentativo di acrobazia logica nella composizione impossibile della dicotomia tra particolare e universale, Grossman fa indubitabilmente riferimento ad un sistema di valori che è principalmente ebraico-centrico.

I promotori del conferimento della cittadinanza onoraria a Grossman dovrebbero chiedersi se la supposta “comunanza d’intenti” verso la costruzione di una pace futura non sia basata su altro che un immane equivoco di fondo, in cui concezioni dei valori e dei diritti che sono antitetiche sono invece ritenute identiche.

La miglior carta che Grossman gioca sulla scena mediatica è quella della pace, sempre desiderata e auspicata. Ma quale pace, e per chi? Sempre nel discorso pubblico del 2006, Grossman dichiara apertamente, e senza mezzi termini, che una pacificazione è necessaria solo perché “ la vita in un clima di violenza, occupazione, terrore, ansia e disperazione chiede a Israele un prezzo che non si può permettere di pagare”. Lungi perfino dai più semplici ragionamenti di tipo umanitario, la pace diventa un obiettivo da perseguirsi in nome delle mere necessità della società israeliana, e solo di essa. Grossman in definitiva auspica un tipo di pacificazione tesa unicamente a salvaguardare Israele, e si riferisce alla situazione sul terreno, in ogni suo intervento a riguardo, come a un “conflitto irrisolto”. Questa denominazione ignora un dato storico di realtà, cioè che il territorio, dichiarato nel 1948 “stato di Israele”,  è stato colonizzato secondo il paradigma della terra nullius, ben espresso da quella frase famosa attribuita a Zangwill, “la Palestina è una terra senza popolo per un popolo (gli ebrei) senza una terra”, un paradigma caro ai primi sionisti di cui Grossman, con la sua adesione all’ideologia, è erede. Lo Stato di Israele, però, non è comparso appropriandosi di uno spazio vuoto, ma si è costruito sulla demolizione di villaggi palestinesi, sull’espulsione forzata di parte degli abitanti e sulla negazione del diritto al ritorno alle proprie case di quelli che si erano allontanati, in fuga dall’esercito che avanzava e dal suo carico di atrocità –cito, ad esempio, il massacro di Deir Yassin–. Grossman mai si riferisce al diritto dei palestinesi al ritorno alla terra dove hanno vissuto e da cui sono stati deportati o messi in fuga, ma sostiene il diritto degli ebrei ad immigrare in Israele, “porto sicuro per un popolo disperso”.

La sua idea di pacificazione è quella che contempla la coesistenza, in rapporti di sereno vicinato, tra due stati sovrani, uno ebraico e uno arabo-palestinese: questa soluzione futuribile –e, grazie ai continui sforzi nella direzione dell’accaparramento di territorio e di frammentazione della West Bank compiuti dai governi Israeliani,  sempre più irrealizzabile– ha l’innegabile pregio di mettere sotto il tappeto la polvere di una situazione che si perpetua da 65 anni, cioè quella della relazione ineguale e sbilanciata tra un occupante e un occupato, tra il colonizzatore e il colonizzato.
Sarebbe interessante domandare a Grossman quali prospettive vede per un’Israele affiancato da uno stato sovrano Palestinese: che ne dovrebbe essere dei palestinesi che sono rimasti in territorio israeliano e che oggi sono cittadini di Israele?

Il presupposto su cui si fonda la proposta dei “due stati” è quello del “diversi quindi separati, ma uguali”, ed è da questo seme, apparentemente innocente, che nasce la cattiva pianta dell’apartheid; quando questa separazione diventa normativa e obbligatoria, si spiana la strada concettuale per la pulizia etnica. A dimostrazione che non si tratta di “fanta-antropologia”, esistono sondaggi d’opinione che vedono il 60% degli israeliani favorevoli al trasferimento forzoso dei palestinesi al di fuori del territorio di Israele. Questa strada per l’inferno è lastricata delle pacifiche intenzioni di personaggi pubblicamente influenti come Grossman.

Sarebbe quindi necessario, più che semplicemente opportuno, che i promotori del conferimento della cittadinanza onoraria a David Grossman si chiedessero se vogliono dimostrarsi, con un segno così forte e simbolico, a favore di una pace etno-centrica nell’interesse del solo Israele ebraico, una pace senza storia e senza giustizia, una pace “purché sia”, che apre inquietanti prospettive per il futuro.

thanks to: Silvia Laconi

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