Marzabotto, Siria

Nel documentario Lo stato di eccezione, sul processo alle SS responsabili dell’eccidio di Monte Sole a Marzabotto (processo celebrato con 62 anni di ritardo), alcuni sopravvissuti ormai anziani raccontano il massacro alla chiesa di San Martino del 29 settembre 1944: con la precisione di chi non può aver cancellato i ricordi, narrano di decine di persone annientate a colpi di mitra (compresi bambini e donne), di se stessi, superstiti sotto i cadaveri di fratelli e cugini. Si getta luce sulla memoria, la coscienza subisce una scossa, perché un’intera comunità fu colpita con premeditata determinazione. Sorge un senso di ribellione per questo non riconoscere l’umanità delle persone. Anche se molto tempo è trascorso, anche se l’Italia era un Paese in guerra, invaso da un ex alleato, non si trova ragione politica, tattica o di altro genere che possa giustificare.

Il massacro di 49 bambini e decine di civili adulti, avvenuto il 25 maggio 2012 a Houla, è stato uno dei momenti più feroci della guerra che sconvolge la Siria. Una coltre di menzogne copre l’identità dei responsabili, milizie fedeli al regime o estremisti oppositori. Quali che fossero i moventi – pulizia etnica, odi settari, ritorsione, propaganda contro il nemico – non può essere cancellata la disumanità dei delitti. Un nome: Hamza, 13 anni, torturato e ucciso per avere partecipato a una manifestazione. Come lui, avevano un nome tutti gli 80mila morti della rivoluzione siriana, iniziata in forma non violenta e diventata una guerra civile che dura da due anni.

Nell’assenza di giornalisti stranieri, molti siriani filmano, fotografano e raccontano a rischio della vita. Ma le immagini non fanno breccia nelle nostre coscienze di europei. Come riferisce il direttore della Caritas in Medio oriente, non sono molti gli aiuti raccolti in Italia per questa crisi. Eppure già 1,2 milioni sono fuggiti all’estero e altri milioni sono sfollati (per un numero minore di rifugiati la Nato bombardò Belgrado).

Certo, non si auspicano repliche di interventi militari pacificatori, spesso fonte di mali peggiori e copertura di interessi inconfessabili. Nondimeno, da due anni ci trinceriamo dietro mille considerazioni geostrategiche per tenerci fuori dal disastro di un Paese al centro di equilibri diplomatici che non si vogliono ricalibrare. Per non rischiare di appoggiare fazioni islamiche radicali, ci si rassegna a consegnare i destini della rivoluzione agli estremisti. E ancora più alla radice, gli europei vivono oggi il Mare nostrum come barriera, rinunciano a sentirsi parte di una civiltà mediterranea comune a cristiani, ebrei e musulmani, a proporsi come i naturali alleati dei giovani arabi che dicono basta alle dittature.

Il ramadan, che inizia il 9 luglio, sarà un tempo di digiuno e preghiera per la giustizia e la riconciliazione. Come ricorda Paolo Dall’Oglio nella sua rubrica a pag. 7, per tradizione i fedeli delle tre religioni di una stessa città si invitavano reciprocamente a festeggiare la fine del digiuno, nel segno dell’ospitalità abramitica. Sarebbe anche per noi il momento di ricordare che nessuna ragion di Stato giustifica una strage di bambini. Ci siamo voltati da un’altra parte, ma Marzabotto è adesso.

thanks to: Francesco Pistocchini

popoli

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