Tutto quello che rimane: La Palestina oggi

Luciano Granieri 

Hadeel Ramly e Luisa Morgantini

L’evento  di venerdì scorso, sulla questione palestinese ed in particolare sulla situazione di Hebron, organizzato dall’associazione AssoPacePalestina, con la collaborazione dell’Osservatorio Peppino Impastato  e la Salette centro delle arti, ha avuto il merito di fare emergere con forza  le verità nascoste sull’occupazione israeliana  dei territori e di Hebron.  Già l’incontro  del maggio scorso con  Mahmoud e Sawson Hamanda,  abitanti di un piccolo villaggio a sud di Hebron,  ha rivelato  una situazione drammatica  per chi cerca di vivere in modo normale nella propria terra e nella propria casa. Questi sono  diritti che mentre in gran parte del mondo sono acquisiti, in quelle terre sono negati senza che la comunità internazionale si adoperi più di tanto per far cessare tali abusi.  Ma il film documentario dal titolo “Thisi my land…Hebron,  proiettato nel corso dell’evento la cui promotrice è stata Luisa Morgantini (già vice presidente del Parlamento europeo)  insieme a  Isa Giudice, e soprattutto le testimonianze dirette di due ragazze palestinesi Hala e Hadeel  Al-Ramly – quest’ultima  è anche l’autrice delle  stupende e molto significative fotografie della mostra “Bambini in Guerra” dedicata a Mohammed Al Jaro un ragazzo di dieci anni ucciso nel 2011 dal’esercito israeliano – hanno riportato una situazione drammatica, ed intollerabile per qualsiasi comunità che si voglia dire civile.  Altre parole non servono per descrivere meglio la situazione. Dunque raccogliamo in due post le testimonianze di Hadeel, Hala e il sapiente contributo di Luisa Morgantini, senza aggiungere altro se non che, la forza di Hadeel ed Hala nel portare avanti con il loro contributo  artistico , d’impegno sociale  e di testimonianza,  una lotta non violenta  contro i soprusi israeliani, dimostra la determinazione infinita del popolo palestinese e soprattutto delle donne palestinesi.

 

 

Intervista  ad  Hadeel
Prima di tutto sono una rifugiata palestinese proveniente  dalla Giordania. In tutto questo tempo ho pensato  a scoprire  la mia identità come palestinese. Perché nella mia esperienza non mi riconosco nel quadro che i media rendono del popolo palestinese, in ciò che i media riportano dei Palestinesi e della nostra storia. Questa è la vera ragione per cui ho deciso di tornare in Palestina, per scoprire me stessa. Dopo la mia esperienza  a Gaza mi sono resa conto che i media non riportano nel modo giusto la situazione o alcune volte la riportano parzialmente. Penso che i giornalisti  e i mezzi di informazione approvano la politica israeliana. Molte agenzie e associazioni lavorano non per riportare ciò che accade veramente in Palestina, ma per raccontare ciò che loro vogliono che il popolo capisca della situazione palestinese. Il  mio futuro è nel cinema vorrei diventare una regista e mi sto impegnando per raggiungere  questo obbiettivo. Ciò che voglio dire attraverso le mie foto attraverso la mia arte è mostrare i diversi punti di vista sul conflitto Palestinese, dietro quei volti di bimbi che appaiono normali, si nascondono delle storie drammatiche di violenza e di infanzia negata. Per salvare i bambini dalla guerra dobbiamo fermare la violenza, ciò che voglio dire  nei miei discorsi è che dobbiamo   fermare la violenza sui bambini, è necessario fermare la violenza fra i due popoli, porre un limite all’odio  fra vicini di casa.

 

 

Intervista ad   Hala
 
In ogni parte del mondo ci sono bambini che cercano di vivere, giocare di fare le cose per loro  naturali. Ma ciò non è possibile per i bambini palestinesi.  Gli   altri bambini giocano con la play station  vedono  le armi solo nei video giochi.  In  Palestina  i ragazzi spesso     hanno esperienza delle  pistole vere , quando l’esercito israeliano gli spara addosso, soffrono nel terrore delle  bombe  e delle aggressioni dell’esercito. Questo è un   aspetto. Un altro aspetto  riguarda il fatto che i bambini palestinesi, non hanno cibo, né medicinali a sufficienza, bevono acqua inquinata. Ciò che ho visto ed è duro da dire è che li non c’è proprio una bella situazione per i bambini .  Non so spiegare esattamente perché la comunità internazionale non dedichi la giusta attenzione all’infanzia palestinese . La situazione presenta due quadri, quello del popolo  israeliano   che gode dell’ appoggio e dell’ attenzione che si deve agli umani , mentre per i palestinesi non c’è la stessa attenzione perché vengono considerati non umani, gli vengono negati i diritti propri degli  umani, sono comparati agli animali. Questo perché gli israeliani sono ricchi e nel mondo dei soldi chi ha i soldi controlla tutto . Ciò che noi stiamo cercando di fare e di dire è che la giustizia deve esistere oltre la ricchezza. Il potere della ricchezza è in grado di trasformare ciò che è giusto in sbagliato e  ciò che è sbagliato in giusto   e ciò vale anche per gli Israeliani.

 
 

Il film : This my land..Hebron di Giulia Amati e Stepehen Natanson
versione integrale.

La mostra “Bambini in guerra” di Hadeel Ramly

thanks to: Luciano Granieri

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