CORTE D’APPELLO NEW YORK FAVOREVOLE A ‘FONDI AVVOLTOIO’

L’Argentina continuerà a pagare regolarmente il suo debito nonostante il verdetto emesso venerdì da una Corte d’appello di New York a favore dei fondi di investimento Elliott Associates e Aurelius Capital. Si tratta di fondi speculativi che acquistarono una fetta consistente del debito argentino quando il paese entrò in “default” nel 2001 per quasi 95 miliardi di dollari, rifiutandosi poi di aderire ai piani per la ristrutturazione che il governo concluse con i suoi creditori.

Il tribunale di secondo grado statunitense ha ratificato che l’Argentina deve pagare il 100% del debito contratto con i fondi d’investimento, 1,3 miliardi di dollari fra capitale e interessi maturati nell’arco di oltre un decennio: un verdetto che il ministro dell’Economia, Hernán Lorenzino, ha bollato come un “tentativo di riportare il paese indietro al 2001. La ristrutturazione del debito fu intrapresa prima dal governo di Néstor Kirchner (2003-2007) poi da quello della consorte Cristina Fernández de Kirchner (2007-2011 e rieletta poi per altri 4 anni): il 93% dei creditori accettarono le nuove condizioni, a fronte di un 7% – fra cui i due fondi statunitensi – che reclama il rimborso totale delle obbligazioni e in una sola tranche.

“Rispettiamo i sistemi giudiziari. Ma inviamo un messaggio chiaro al 93% dei creditori italiani, tedeschi, nordamericani e argentini dicendo loro che continueremo a rispettare i pagamenti… la politica di non versare ai fondi avvoltoio nulla di diverso rispetto a quello che paghiamo al 93% che ha dato fiducia al paese non cambierà” ha detto Lorenzino parlando alla Televisión Pública.

Buenos Aires attende ancora l’ultima parola da parte della Corte suprema statunitense: se la sentenza sarà confermata dovrà compensare i suoi creditori negli stessi termini dei fondi speculativi e le ristrutturazioni del debito del 2005 e del 2010 saranno annullate. Il debito argentino si attesta sui 197 miliardi di dollari, il 44% del Prodotto interno lordo, ma secondo il ministero dell’Economia il principale creditore è il settore pubblico e solo il 18% è rappresentato da privati e organismi multilaterali.

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