Da Carlo (Zaquini) a (papa) Francesco: Non dimenticare gli Indios

Da Carlo Miglietta
di CO. RO. ONLUS
(Comitato Roraima di solidarietà con i Popoli Indigeni del Brasile)

Il Brasile di oggi più che mai contro gli Indios?

Cari amici,

raramente siamo arrivati a un punto così tragico della situazione dei Popoli Indigeni in Brasile. Fratel Carlo Zacquini recentemente ci ha inondato di articoli che descrivono il momento. Vi dò un sunto di alcuni aspetti che più mi hanno colpito:

“Recentemente è stato casualmente ritrovato lo storico rapporto Figueiredo, che documenta gli spaventosi crimini commessi contro i popoli tribali del Brasile tra gli anni ‘40 e ‘60. Quelle pagine intrise di sangue avrebbero dovuto scuotere le coscienze della classe dirigente mettendo fine a questa crisi umanitaria, ma di fronte alle violenze dilaganti, all’assassinio continuo degli indigeni e alla caparbia negazione dei loro diritti, restiamo attoniti e indignati.

Tempi difficili per gli abitanti indigeni della più grande democrazia del Sudamerica… Non subivano una tale aggressione ai loro diritti fondamentali sin dai giorni bui della dittatura militare, quando i popoli indigeni erano considerati un “ostacolo al progresso” e le loro terre furono aperte a imponenti progetti di sviluppo industriale.

Da un lato, una Presidente intransigente, con una visione unilaterale dello sviluppo orientata a trasformare l’Amazzonia in un polo industriale capace di sostenere la veloce crescita economica del Brasile. Dall’altro, 238 tribù determinate a difendere i diritti costituzionali faticosamente conquistati, e a proteggere le loro terre e i loro mezzi di sostentamento per le generazioni future. Forse non è un caso se, dalla caduta della dittatura del 1985, Dilma Rousseff è l’unico Presidente brasiliano a non aver mai incontrato una rappresentanza indigena” (F. Watson). Anzi, la scorsa settimana ha poi per la prima volta incontrato una delegazione indigena, ma non per ascoltarne le sacrosante rivendicazioni, ma solo per avvertire i Popoli Indigeni che i loro diritti sarebbero ormai stati subordinati agli interessi economici del Brasile. La Presidente del Brasile Dilma, tempo fa é andata su tutte le furie perché l’OEA (Organizzazione degli Stati Americani) ha fatto un esposto, facendole notare che stava violando un trattato dell’OIL (OIT in Brasiliano: Organizzazione Internazionale del Lavoro), non consultando le comunità indigene che erano presenti in territori oggetto di costruzioni di dighe, che avrebbero causato un impatto notevole sulla loro vita. Questa consultazione é obbligatoria secondo il trattato 169 dell’OIL; inoltre, il trattato é stato sottoscritto dal Governo Brasiliano, nel 2002. In rappresaglia, Dilma ha fatto sospendere i versamenti che il Brasile deve fare annualmente per detto organismo.

“L’attuale governo sta cercando di imporci il suo stile colonialista e dominatore… Con progetti di legge e decreti, molti dei quali incostituzionali, ha causato danni irreversibili ai popoli indigeni” ha dichiarato Coiab, l’organismo di coordinamento delle organizzazioni indigene dell’Amazzonia brasiliana.

Uno dei progetti di legge in discussione vuole proibire l’espansione dei territori indigeni, e colpirà in particolare le tribù che vivono nelle zone agricole meridionali e centro-occidentali…

Un altro emendamento costituzionale vorrebbe dare al Congresso (dominato dalla lobby agricola e mineraria) il potere di partecipare al processo di demarcazione della terra indigena, sottraendola al ministero della Giustizia, e così compromettendo o ritardando così ulteriormente la protezione dei territori. Se la proposta passerà, il lupo sarà messo a guardia delle pecore.

Contemporaneamente nello stato di Roraima, ricco di minerali, alcuni politici stanno appoggiando un progetto di legge sull’attività estrattiva che, se approvato dal Congresso, aprirà per la prima volta i territori indigeni allo sfruttamento minerario su larga scala. Sulla sola terra del popolo Yanomami, il territorio indigeno forestale più grande del mondo, pendono 654 richieste di concessioni minerarie. Davi Kopenawa, portavoce degli Yanomami, ha detto a Survival International che le miniere “distruggeranno i ruscelli e i fiumi, uccideranno il pesce, l’ambiente… e anche noi!”” (Fiona Watson).

Questa settimana un vero tentativo di “golpe” contro gli Indigeni: con la proposta di legge 227/2012, il relatore ruralista Moreira Mendes (PSD-RO) richiede di legalizzare l’esproprio delle terrre indigene, proprietà dell’Unione, a beneficio del latifondo (agroalimentare), di strade private, dell’attuazione di progetti di energia idroelettrica, di nuove città, di estrazione di minerali. Gli autori del disegno di legge, presentato come provvedimento di urgenza e quindi senza discussione, prevedono di utilizzare l’articolo 231, paragrafo 6, per consumare un ulteriore decreto di sterminio contro gli indiani, in base a questo comma che impone eccezioni all’uso esclusivo da parte degli indigeni delle terre tradizionali in caso di rilevante interesse pubblico dell’Unione. Strateghi di tale attacco sono figure come il rappresentante degli agricoltori Paulo Cesar Quartieiro (DEM / RR), l’eterno avversario dell’omologazione della Terra Indigena Serra do Sol (RR).

Insomma, in base a “Ordine e Progresso”, il motto del Brasile, un attacco micidiale sferrato da più parti contro i Popoli Indigeni sempre più umiliati e avviliti.

In questo contesto, fratel Zacquini ha scritto una Lettera aperta a Papa Francesco, attualmente in Brasile per la Giornata Mondiale della Gioventù. Di seguito troverete il commovente scritto.

Carlo Miglietta


LETTERA DI FRATEL CARLO ZAQUINI A PAPA FRANCESCO

Boa Vista (Roraima), 22 luglio 2013
Caro Papa Francesco,

so che tu non puoi permetterti di passare qualche giorno in un villaggio Yanomami come ha fatto il re della Norvegia, ma forse potresti consigliarlo a qualcuno dei discendenti di europei o di persone di altri continenti che hanno popolato questo “grande “ Paese, il Brasile, e lo stanno facendo diventare una potenza mondiale, non solo nel calcio, nel carnevale…, ma più recentemente nell’economia.

Forse, se qualche Roussef, Hoffmann, Adams, Padilha, Mercadante, Alves…, basta così, solo per dare qualche esempio di nomi presi a caso, se qualcuno di loro, dicevo, volesse passare qualche giorno in un villaggio yanomami, anche senza essere obbligato a mangiare scimmie o altro che li potesse ripugnare, comincerebbero a capire perché un buon numero di persone, non solo missionari o antropologi, apprezzano queste popolazioni e le loro culture. Anche la lettura del Rapporto Figueiredo, tornato alla luce recentemente, potrebbe aiutarli a capire alcuni aspetti; non sarebbe nemmeno necessario che leggessero altri scritti di secoli fa di alcuni dei loro antenati, per capire quanto tutti noi siamo debitori a queste popolazioni.

Forse, dunque, in quel caso, comincerebbero a capire che le dimostrazioni di ripudio e di rivolta che si ripercuotono sui mezzi di comunicazione, specialmente quelli alternativi, non sono effetto di allucinazioni di alcuni esaltati, non nascondono interessi di misteriose multinazionali, non sono nemmeno legati a interessi economici personali; ma guardano al bene delle popolazioni indigene e a quello del resto dell’umanità. Davi Kopenawa, leader Yanomami, dice sovente: “Non ci sono altri mondi, ce n’è solo uno”.

Come può un Paese, la cui grandissima maggioranza si dice Cristiana, trattare i diritti umani in questo modo? Ma non sono solo quelli a corto termine che ci preoccupano; noi pensiamo anche al futuro della Vita, al benessere di tutta l’umanità. Il Brasile fa pur parte di essa!

Grazie Papa Francesco per aver letto queste poche righe: io lo so che tu ci vuoi bene!

Con rispetto e affetto

Sono Carlo, un povero missionario in Amazzonia, in mezzo agli Yanomami da quasi cinquant’anni.

Fratel Carlo Zacquini, Missionario della Consolata (Roraima – Brasile)

CO. RO. ONLUS

(Comitato Roraima di solidarietà con i Popoli Indigeni del Brasile)

C. De Gasperi 20, 10129 Torino – Tel. 011-595657; 335-6931882

 

Ulteriori informazioni sono disponibili sul sito www.giemmegi.org

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