Una prima riflessione sulla Manifestazione ed il Convegno

Nelle due giornate di Torino, sabato 30 novembre e 01 dicembre sono stati raggiunti con coerenza gli obbiettivi che l’Assemblea Nazionale si era prefissata: dire no al vertice bilaterale Italia-Israele, sostenere la resistenza palestinese.

Nonostante il boicottaggio subito (del quale non sono ancora completamente chiari i dettagli per poter riportare esplicitamente le responsabilità), in particolare proprio nella città di Torino dove tra l’altro nevicava come in molte altre città del nord Italia, circa un migliaio di persone ha scelto di essere presente in un corteo contraddistinto da molte bandiere rosse oltre che palestinesi, con un chiaro e determinato carattere internazionalista. Un corteo che ha scelto in che modo schierarsi in sostegno alla cosiddetta “causa palestinese”: dalla parte di chi lotta e resiste contro l’occupazione. Le realtà presenti, provenienti da tutta Italia, sono le stesse che hanno condiviso il percorso dell’assemblea nazionale “Dalla solidarietà alla lotta internazionalista – al fianco della Resistenza palestinese” che ha visto tre convegni in Italia (Milano, Firenze e Torino) nei quali si sono potute condividere un’analisi politica ed una piattaforma di lotta chiara e priva di quell’approccio umanitario e di solidarietà fine a se stessa verso un popolo che soffre, perché i palestinesi prima di tutto sono un popolo che resiste all’oppressione da oltre sessant’anni.

La manifestazione è stata costruita su vari obiettivi: primo tra tutti quello di dire no al vertice intergovernativo Italia-Israele, perché non vogliamo essere complici dei crimini perpetrati dal sionismo contro i palestinesi, calpestandone interrottamente i diritti nel totale silenzio della comunità internazionale; si voleva inoltre protestare contro il Piano Prawer (un’altra testimonianza del razzismo sionista e del suo progetto di pulizia etnica della Palestina, che con questo piano vuole deportare le comunità beduine che vivono nel deserto del Negev) nella settimana che i palestinesi hanno definito “della rabbia”; infine volevamo dare un chiaro segnale che un nuovo fermento in Italia sta dando vita ad un movimento di solidarietà con la Palestina che ha scelto di sostenere la Resistenza palestinese, sempre più abbandonata dalla sua leadership che invece insegue vane se non dannose trattative che portano solo ad una resa incondizionata (considerando che il chiaro progetto espansionistico di Israele non prevede uno Stato Palestinese indipendente); per ultimo, non per importanza, la manifestazione è stata un’occasione per dimostrare che la solidarietà internazionalista va costruita in ogni circostanza, per questo il corteo ha chiesto anche la liberazione del compagno Bahar, catturato dalla polizia italiana a seguito di un mandato d’accusa internazionale della Turchia e che il lunedì successivo avrebbe affrontato la seconda udienza davanti al tribunale di Brescia

Chi ha partecipato alla manifestazione di Torino ha scelto di inserirsi in un contesto antagonista alle scelte del governo italiano sempre più fantoccio e privo di sovranità. E’ ormai evidente la direzione che sta prendendo il nostro paese, sempre più abile e coeso nel rafforzare la militarizzazione ed il controllo sulla popolazione e che trova un valido partner in Israele, paese sempre più spinto a destra verso un fascismo etnocratico e coloniale. Gli accordi tra questi due stati hanno principalmente due obiettivi: favorire le borghesie attraverso il libero scambio commerciale (proviamo ad immaginare a beneficio di chi, non certo della popolazione italiana) e usare l’Italia come ponte per l’Europa di cui Israele non è membro, ma in cui riesce a trovare modi e forme per essere sempre presente ed estendere la sua influenza anche nell’ottica di mistificare la sua immagine di paese tutt’altro che democratico.

Proprio per approfondire questi aspetti, il primo dicembre, il giorno dopo la manifestazione, è stato tenuto sempre a Torino un Convegno/Seminario sul Sionismo in cui grazie all’altissimo profilo delle relazioni e ai contributi apportati da esperti in materia di accordi tra Italia e Israele (anche attraverso minuziose ricerche che hanno rivelato le complicità e le implicazioni di intellettuali, ricercatori, politici, etc) è stato possibile sviscerare molte delle problematiche innescate da tali accordi e approfondire come questi si riflettano sulla popolazione italiana (*).

Continueremo a costruire la solidarietà con i popoli che lottano per la libertà e la giustizia sociale, contro l’imperialismo e la sua aggressione militare e culturale, contro le borghesie che tessono rapporti con esso trovando i modi per difendere i propri interessi a danno delle classi sfruttate, denunciando i complici e provando ad esercitare la nostra egemonia in contrasto alle opzioni antidemocratiche del nostro paese.

VIVA LA RESISTENZA PALESTINESE!
VIVA LA PALESTINA LIBERA!

(*) In queste righe non approfondiremo esplicitamente e non dettaglieremo con le dovute argomentazioni quanto emerso dal seminario, ma invitiamo i lettori interessati a consultare il sito palestinarossa.it per reperire il materiale che sarà messo a disposizione.

l’Assemblea Nazionale
dalla solidarietà alla Lotta internazionalista – al fianco della Resistenza palestinese


Di seguito riportiamo il nostro intervento
davanti alla prefettura in piazza Castello:

Care compagne e cari compagni, oggi siamo scesi in piazza con una piattaforma chiara e trasparente: contro i criminali accordi tra l’Italia e lo stato fascista israeliano e l’assoluto sostegno alla resistenza palestinese. Non quindi una generica solidarietà umanitaria verso “un popolo che soffre”, ma verso un popolo che resiste da oltre 65 anni.

Proprio per questo vogliamo innanzitutto ricordare tre compagni, tre nostri fratelli che certo sarebbero stati qui con noi.

Vogliamo ricordare Stefano Chiarini, giornalista de Il Manifesto, di lui ricordiamo la tenacia, la testardaggine con la quale ha imposto di riportare la questione palestinese su questa terra, togliendola dall’oblio degli opportunisti. I martiri di Sabra e Chatila oggi rivivono grazie a lui, alla sua lucida testardaggine:
siamo qui, Stefano.

Vogliamo ricordare Juliano Mer Khamis assassinato a Jenin, quella terra palestinese che lo vide sempre dalla parte degli ultimi, voglio ricordare il coraggio di assumere su di se tutte le sue origini e di scegliere di stare dalla parte della resistenza all’occupazione.
Siamo qui, Juliano.

Vogliamo ricordare Vittorio Arrigoni, la coerenza di una umanità accogliente che sapeva trascinarti fin dove lui arrivava. La coerenza con cui seppe mostrare e denunciare i crimini sionisti, ma anche quelli di chi dovrebbe stare con il proprio popolo e non cercare accordi con gli israeliani o con altri paese reazionari. Anche Vittorio vive in questa piazza.
Siamo qui, Vittorio.

Tutti e tre hanno condiviso l’orgoglio dei palestinesi del 1948 cui non è mai stato concesso di essere assenti, hanno vissuto l’orgoglio dei presenti che sono considerati assenti. Siamo qui con la Resistenza palestinese, senza se e senza ma.

Da quando abbiamo voluto esprimere questa scelta siamo stato attaccati perché usiamo un linguaggio duro, quando è semplicemente esplicito. Esplicito perché crediamo che oggi bisogna tornare ad esprimere quello che pensiamo e che riteniamo giusto senza la paura degli anatemi di chi mantiene l’occupazione.

I nostri nemici, i governi, quelli americani come quelli italiani, quelli sionisti o di altri paesi europei, non si nascondono dietro parole fumose, ma esprimono con atti e concetti chiari la loro determinazione a portare fino alle estreme conseguenze la pulizia etnica della Palestina.

Oggi siamo qui per dire che l’incontro tra Italia ed Israele è un’ulteriore occasione per consolidare l’alleanza tra il nostro governo e quello sionista, complici nell’occultare i crimini perpetrati contro i palestinesi, calpestandone interrottamente i diritti. Negli ultimi anni i rapporti tra le reciproche dirigenze ed istituzioni si sono rafforzati, tutti i governi che si sono succeduti in Italia hanno dovuto “far tappa” a Tel Aviv per l’approvazione, ma non solo i governi centrali, anche quelli di grandi città come Torino o Milano, con sindaci assolutamente servi e collusi con l’occupazione sionista.
Noi non ci stiamo!

Se la leadership palestinese insegue trattative vane e dannose per il suo stesso popolo, se tace e non si pronuncia contro gli accordi intergovernativi tra gli occupanti ed i paesi imperialisti conniventi con le politiche coloniali e di apartheid israeliane.
Noi non ci stiamo!

Se tutti continuano a tacere sui crimini israeliani, sulle loro politiche di razzismo o sui piani di deportazione coatta contro la popolazione palestinese come il Piano Prawer.
Noi non ci stiamo!

Le “trattative” sono una resa incondizionata: oltre a non arrestare il furto di terra palestinese e la conseguente pulizia etnica a favore della creazione di uno Stato “ebraico” di stampo razziale, rappresentano per l’occupazione gli strumenti per mascherare la sua vera natura, come nel caso dei prigionieri palestinesi “rilasciati” (in un perenne clima di arresti) e incarcerati nuovamente poco dopo, se non addirittura assassinati.
Noi non ci stiamo!

Perché abbiamo scelto di stare dalla parte della Resistenza palestinese che continua a lottare per la dignità, per l’autodeterminazione, per la liberazione della sua terra e per i diritti del suo popolo. Senza piegarsi a dinamiche di corruzione e di “scambio”, perché resta salda anche nel proteggere il Diritto al Ritorno e nel sostenere le battaglie dei prigionieri.

Noi ci siamo ed invitiamo tutta la solidarietà con la Palestina e chiunque si riconosca nei valori partigiani e di difesa del territorio a dire forte e chiaro che non ci deve essere nessun accordo con gli stati criminali che violano impunemente il Diritto Internazionale. Per denunciare la complicità del governo Letta e per ribadire il nostro NO alle trattative con lo Stato sionista. Costruiamo nel paese una vera solidarietà verso la resistenza palestinese. Facciamo crescere il BDS in tutto il paese, anche se Abu Mazen, presidente decaduto, dice di non essere d’accordo nel boicottare Israele.

Ricordiamo la piattaforma approvata dalle assemblee che hanno indetto questa manifestazione:

  • No al progetto sionista di pulizia etnica della Palestina
  • Unità del popolo palestinese nella lotta contro la colonizzazione sionista
  • Rigetto degli accordi di Oslo
  • Sostegno al BDS, applicazione del Diritto al Ritorno, sostegno alla Resistenza ed alle lotte dei prigionieri
  • Interruzione dei rapporti commerciali ed economici, politici e militari, nonché culturali tra l’Italia e lo stato d’Israele

thanks to: PALESTINAROSSA

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