La Geologia per l’esplorazione petrolifera in Italia


Viene da chiedersi, quindi, quale sia il motivo per il quale una società proveniente dall’altra parte del mondo abbia deciso di installare proprio nelle nostre zone le centrali di produzione. “Le motivazioni sono di tipo geologico, economico e affettivo”

  Pierluigi Vecchia, Po Valley (Australia)

Credo che sarebbe piaciuto a moltissimi esserci il giorno 6 Dicembre 2013 a Roma al convegno “La geologia per l’esplorazione petrolifera”.

Nelle intenzioni degli organizzatori, l’evento serviva per dare “la possibilità di fare conoscere lo status della ricerca e della produzione di idrocarburi in Italia” ma sopratutto per “rispondere alla frequente disinformazione sul tema, per esempio sui danni ambientali e il rischio sismico indotti dall’attività esplorativa (vedi terremoto di Ferrara, fracking, etc.).”

Il convegno voleva avviare un “dibattito su queste tematiche e di elaborare un documento che metta al corrente la società civile delle potenzialità dell’Italia per una ripresa delle attività esplorative.”

Uno direbbe, va bene, saranno presenti figure professionali di ambo le opinioni, chi pensa che il petrolio – poco e scadente d’Italia – sia un toccasana per il nostro paese  il giardino d’Europa, e poi quelli che invece pensano che i danni ambientali e sociali siano veri, e gravi. E chissa’ magari anche sentire tutti quei poveretti che ci vivono  con le trivelle, nelle proprie comunita’, tutti i santi giorni.

Altrimenti che dibattito e’?

E cosi’ vediamo chi c’era.

Si parte con Carlo Doglioni, il Presidente della Societa’ Geologica Italiana che pero’ sul proprio

Presidente Società Geologica Italiana
Presidente Società Geologica Italiana

sito Linkedin dice anche di essere “la persona in carica per la Gas Plus Italiana”, in un progetto in collaborazione per l’Albania.

La persona in carica per la Gas Plus Italiana.

Di lui si ricorda questo memorabile intervento sul blog del Movimento 5 Stelle di Matera.

Carlo Doglioni ha anche dato il suo “contributo specialistico” a supporto del progetto di Stoccaggio di Rivara, in Emilia Romagna. Per amor di patria, certo.

Passiamo a Gian Vito Graziano, il Presidente Consiglio Nazionale dei Geologi, che circa un anno fa diceva di essere molto scettico sulle correlazioni fra sismi e trivellazioni, sebbene ci siano stati fior fiori di documenti e di studi a mostrarlo – con trivelle da petrolio, da geotermia, da gas – su Science, su PNAS, e nelle case dei residenti dell’Ohio, del Texas, del Colorado, dell’Arkansas, e sebbene lo dica lo stesso USGS, il servizio geologico degli USA, e sebbene lo dicano gli stessi petrolieri!

E’ il turno di Roberto Gambini e di Fernanda Panvini dell’ENEL Longanesi Development, anche loro con interessi trivellanti in giro per l’Italia.

Il Gambini e’ il Vicepresidente del reparto esplorazione e gestione dei giacimenti dell’Enel Longanesi Development.  In passato ha lavorato per Shell ed ENI. Devo aggiungere dell’altro?

Roberto Gambini, Fernanda Panvini

La ENEL Longanesi development ha in concessione i permessi Bosconero in Piemonte, Casale Cocchi in Emilia Romagna, Porto Maggiore in Emilia Romagna, San Marco in Emilia Romagna e Jolanda di Savoia in Emilia Romagna.

Arriva poi Pierluigi Vecchia, il mio preferito. Quello che vuole trivellare l’Emilia Romagna per motivi di carattere “geologico, economico e affettivo”.

Sono sicura che gli emiliani stanno per svenire di fronte a tutto questo affetto.

Poi ci sono Piero Casero, Stefano Paoloni, Daria Fortunati, new entries della COGEID – la Compagnia Generale Idrocarburi – che parlano di

“Il progetto di esplorazione petrolifera “ Gesualdo 1” (Appennino Irpino): un esempio di disinformazione mediatica”

E perche’ dicono questo?  Perche’ non c’erano loro a fare propaganda ai petrolieri? Perche’ c’e’ li come un giaguaro Franco Ortolani a spiegare alla gente che non e’ proprio una bella cosa bucare un territorio fraglie?

Piero Casero ci fa sapere dal suo curriculum  che nella sua carriera ha lavorato come consulente e in altri ruoli per la Esso, la Elf, la Total. Per quest’ultima ha lavorato in vari ruoli dal 1982 al 2001. Ha applicato la sua conoscenza ai campi minerari di Colombia, Venezuela, Cuba, Ecuador, Romania, Tunisia ed in Italia.

Evidentemente gli dispiaceva non essere potuto intervenire in Irpinia.

I tre fanno parte della Compagnia Generale Idrocarburi, come detto. Eccola qui.

Compagnia Generale Idrocarburi SpA provides oil and gas exploration and production services. The company was founded in 2001 and is based in Rome, Italy.

Hanno pure dei titoli minerari, da soli e in Joint Venture in Lombardia, Emilia Romagna (Castelverde), in Molise (Colle Ginestre), in Piemonte e Lombardia (Corana), in Irpinia (Nusco), in Lombardia ed Emilia Romagna (Codogno), e nelle Marche (Villa Gigli).

Cosa altro possono dire se non che trivellare e’ cosa buona e giusta e che quando uno osa andare contro i buchi selvaggi e’ un caso di “disinformazione mediatica”?

Notare che il pozzo Gesualdo e’ proprio nella loro concessione Nusco – ma va che c’e’ disinformazione mediatica!!!!

Last but not least, Davide Scrocca, del Consiglio Nazionale delle Ricerche
che invece parla di “Giacimenti di idrocarburi e sismicita’ stimolata, una revisione (Italia-Centro Settentrionale)”. Questo mi sarebbe molto piaciuto sentirlo e sopratutto sapere di che “revisione”
si tratta.

Qui ci sono sue slide di un altro intervento, dallo stesso titolo, se possono essere utili a qualcuno per capire. 

Ad ogni modo, la sua tesi, da quel che mi pare di capire, e’ un sofisticato tuttapposto. Ecco cosa dice nelle conclusioni delle sue slide:

“Caviaga: dubbi sulla effettiva interpretazione come terremoto innescato da attività
estrattiva”
 
“Le ipotesi su un eventuale innesco del terremoto dell’Emilia del maggio 2012 sono in realtà prive di oggettivi elementi di supporto”
“In italia, dai database sismologici disponibili e per i principali giacimenti on-shore, si hanno scarse evidenze  di sismicità stimolata chiaramente attribuibile alle attivita’ estrattive con magnitudo superiore alla soglia percepibile dalla popolazione:estrattive con magnitudo superiore alla soglia percepibile dalla popolazione”

E certo, Caloi, quello di Caviaga, e’ morto! Ma scusi, ma perche’ mai l’Italia dovrebbe essere diversa da tutti gli altri?  E il punto non e’ degli elementi oggettivi o non, il punto e’ e’ saggio CONTINUARE a bucare il territorio alla cieca dietro il paravento dei piccoli giacimenti, dietro il fatto che non e’ “mai” successo e quindi andiamo avanti come struzzi?

Ma vaglielo a spiegare.

Poi pero’ in extremis aggiunge che occorre continuare a “studiare”  specie in Val D’Agri dove invece sono previsti grandi giacimenti e la reiniezione di fluidi nel sottosuolo.

Qui invece c’e’ un articolo scritto dallo stesso Scrocca assieme alla Malta Oil, che altro non e’ se non una sussidiaria della Mediterannean Oil and Gas. L’articolo e’ scritto con Sergio Morandi!

Dimmi con chi vai e ti diro’ chi sei, eh?

Giacimenti di idrocarburi e sismicità stimolata: una revisione (Italia centro-settentrionale) – See more at: http://www.socgeol.it/206/2222/news/la_geologia_per_l_esplorazione_petrolifera_in_italia.html#sthash.ElOQw6cg.dpuf

E quindi tutti i signori intervenuti lavoravano o hanno lavorato per societa’ o in collaborazione che hanno interesse a trivellare l’Italia” : Pierluigi Vecchia, Davide Scrocca, Piero Casero, Stefano Paoloni, Daria Fortunati, Roberto Gambini e Fernanda Panvini e Carlo Doglioni.

E poi alla fine c’e’ il dibattito.

Ma quale dibattito sara’ mai stato?

Mi sembrano tutti della stessa linea di principio: trivella e lascia trivellare, possibilmente in casa di altri.

5 comments:

venere said…

una sola parola: GRANDE!!!
sei una grande!!!
December 13, 2013 at 10:57 AM

Anonymous said…

Sono un Geologo e lavoro per una compagnia petrolifera che non ha interessi in Italia; così tanto per essere chiari fin dall’inizio.
Sono capitato su questo blog seguendo alcune “discussioni” sul fracking. Me ne sarei andato senza dire nulla se non fosse che ho letto il nome di una persona che stimo, ingiustamente bistrattata.
Conosco il prof. Doglioni da alcuni anni; liquidare con poche sprezzanti parole una delle migliori menti della geologia italiana è ingiusto. Metterne in discussione l’onestà intellettuale e la dirittura morale è veramente offensivo.
Il prof. Doglioni non ha bisogno di difensori di ufficio, ma proprio non sono riuscito a stare zitto a vedere trattare una persona così corretta in modo tanto irrispettoso.
E visto che ho rotto il silenzio, mi sia consentito fare alcuni commenti su quello che ho letto in questo blog:
1) Non volere ricerca e produzione di idrocarburi in Italia è una posizione legittima che però non può essere supportata da argomentazioni tecnico/scientifiche a dir poco discutibili;
2) Le richieste di chiarimento sono assolutamente legittime;
2) La scarsa fiducia nelle istituzioni italiane è ampiamente condivisibile;
3) Ciò che è meno condivisibile è questa furia iconoclasta che trova il perfetto terreno di cultura nel web, dove tutti si sentono autorizzati a discutere di tutto come i nostri nonni facevano al bar. E così si comincia col mettere in discussione l’Autorità (effetto positivo e desiderio condivisibile), ma si finisce col distruggere ogni autorevolezza col risultato di perdere qualsiasi punto di riferimento razionale;
4) Nel mondo del petrolio lavorano migliaia di professionisti (italiani e no) che giorno per giorno fanno del loro meglio, in scienza e coscienza, per svolgere il proprio (affascinante) mestiere in sicurezza e responsabilmente; descrivere tutti noi come mercenari senza scrupoli è ingiusto ed offensivo;
E’ troppo chiedere un poco di rispetto?
December 16, 2013 at 7:19 AM

vincenzo amato said…

cara prof.ssa d’orsogna, noi eravamo al convegno, noi dei comitati dell’irpinia e del sannio e qualcuno anche della basilicata. ovviamente per far risaltare che l’informazione e la scienza non devono essere al servizio delle compagnie petrolifere (visto che gli oratori del convegno erano tutti prezzolati (in toto od in parte o indirettamente).
siamo intervenuti dopo i primi tre (ascoltando in silenzio la prostituzione intellettuale ed economica di una scienza -la geologia- e delle sue corporazioni scientifiche e non). Volevamo intervenire dopo casero, il quale non ha fatto altro che denigrare i geologi valente ed aquino (quelli che hanno fatto –e purtroppo molto male dal punto di vista scientifico- le osservazioni alla via da parte del comitato alta irpinia (purtroppo comitato istituzionale e partitico, visto che i tecnici sono di nomina politica in quota UDC), il prof. ortolani e lei stessa. La denigrazione a volte è scesa ad un livello molto basso e con molti “colpi proibiti”. Se eravate in aula non so se avreste resistito a tale diffamazione.
Ma comunque non è stato facile intervenire ma con sfacciataggine ci siamo riusciti. E con l’intervento gli abbiamo anche srotolato lo striscione con su scritto: “scienza ed informazione prezzolate. Acquaiuo’ l’acqua è fresca?” Mi ero appuntato alcune cose, non so se sono riuscito a dire tutto (ero continuamente interrotto dai petrolieri), ma più o meno ecco cosa ho detto (ne esiste una versione integrale solo audio di tutto il convegno scaricabile al seguente link http://ge.tt/4oMRq691?c) (ne esiste anche una versione video fatta da InSuTV che presto sarà disponibile) (INSERISCO IL TESTO IL UN ALTRO COMMENTO)
Dopo il nostro intervento c’è stato quello di Scrocca che anche se a servizio dei petrolieri non ha del tutto escluso i rischi sismici connessi alle attività di estrazione, citando sia esempi dove i sismi sono stati certamente o possibilmente indotti dalle estrazioni sia sismi da non mettere in relazione ad esse. Poi alla fine ha tirato le somme ed ha concluso dicendo che visto che la stragrande maggioranza dei sismi sono naturalmente indotti non ci dobbiamo preoccupare di quei pochi casi dove i sismi sono stati petrolio-indotti. Nel dibattito finale si è abbandonato (oppure siamo riusciti a farlo accantonare) il tema del convegno (cioè la disinformazione mediatica dei notriv o quanto sono utili le indagini petrolifere per la conoscenza della geologia dell’italia). Se prima tutti avrebbero preferito cacciarci o farci sparire dall’aula, poi ci hanno ripetutamente invitati ad organizzare incontri, convegni, dibattiti nei territori irpini e sanniti, in modo che potessero spiegarsi meglio. Ovviamente abbiamo declinato l’invito affermando che li aspettiamo con trepidazione in Irpinia e nel Sannio, anzi abbiamo ribadito che avranno molte difficoltà a realizzare i loro profitti in irpinia e sannio, e che tali difficoltà non saranno gli aggiustamenti tecnici richiesti dalle varie commissioni pro o no triv e nemmeno i pareri dei vari professori che si sono già schierati in merito. La lotta si fa sul territorio e non ai tavoli tecnici.Vincenzo, un geologo del Coordinamento NOTRIV Irpinia e Sannio

December 17, 2013 at 7:17 AM

vincenzo amato said…

Siamo venuti fino a roma a questo convegno semplicemente per farvi moltissime domande ma in primo luogo per farvi capire che la corretta informazione sulla questione petrolifera deve essere fatta da “scienziati” di sicura fama e non da prezzolati tecnici dipendenti delle stesse compagnie petrolifere interessate alle ricerche.
Come si dice in campania: sembra che bisogna chiedere se l’acqua è fresca all’acquaiolo che la vende. Cosa potrà mai rispondere? È fresca è fresca………
E pertanto invitiamo chi ha organizzato il convegno ad esprimersi se sia il caso che la corretta informazione la facciano gli acquaiuoli ………..al servizio delle multinazionali del petrolio.
Non ci interessano i tecnicismi dei tecnici prezzolati delle compagnie ma nemmeno quelli dei tecnici assoldati dalle amministrazioni locali, molto spesso di nomina politica, e quindi indifendibili e non solo per questo, cosi come avete ben dimostrato fino ad ora.
Non ci interessa sapere se i sismi sono generati dalle esplorazioni o da alcune tecniche di estrazione (vedi fracking), tanto con i sismi siamo abituati a conviverci, e non ci fanno poi tanta paura. Non ci interessa sapere se la fiammella del pozzo sia più bella vista da vicino o vista da lontano, o se il pozzo gesualdo sia sottovento verso il centro del paese,
e potrei continuare.
Invece Ci interessa sapere se si può vivere senza petrolio e senza fonti fossili, energie oramai superate e non al passo dei tempi, in quanto “sporche”, “nocive” e socialmente pericolose.
Ci interessa sapere se l’estrazione petrolifera provoca inquinamenti delle acque, dei suoli e dell’aria, consumo di suolo, ed altri effetti collaterali sulle produzioni agricole ed animali, e di conseguenza sulle economie locali, quali quelle del sannio e dell’irpinia o più in generale della catena appennninica. Su questo risulta chiaro che tantissimi studi e ricerche, che non sto qua ad elencarvi ne testimoniano un chiaro impatto.
Ci interessa sapere se la voglia di conoscenza del sottosuolo e della geologia del sottosuolo e dei progressi che tale conoscenza potrebbe apportare alla società, debba per forza di cose prevedere devastazioni ambientali e collidere con chi vive nei territori interessati dalle richieste di estrazione petrolifera.
Ci interessa sapere se per salvaguardare 500 posti di lavoro per i geologi , a tanto ammonta il numero di essi che lavora per le estrazioni petrolifere, non se ne debbano perdere altrettanti o ancora di più nel campo dell’agricoltura e dell’allevamento, economie più consone alla catena appenninica.
Ci interessa sapere se e perché questi 500 geologi o ancora di più non possano essere impiegati per sistemare un territorio italiano che cade a pezzi ogni qual volta si verifica un temporale.
Ci interessa sapere se vivremo a lungo ed in che condizioni vivremo, o se svilupperemo patologie o se ci adatteremo alle nocività, solo perché si devono seguire logiche di profitto che non ci sono comuni.
Ci interessa sapere se l’olio, il vino, il latte delle terre appenniniche saranno ancora prodotti su cui poter contare per una sana alimentazione, per una economia sostenibile.
Ci interessa sapere se i tanti soldi investiti negli ultimi vent’anni proprio in questo tipo di economie, non siano stati spesi invano.
L’unica cosa che già sappiamo, e siamo venuti fino a qua a dirvela, è che noi ci opporremo con tutte le nostre forze a chiunque voglia riservarci un futuro di devastazione ambientale, e se non si è d’accordo su tale problema, un futuro ancora improntato sul petrolio e le fonti fossili.
E pertanto siamo venuti fino a qua a dirvi che Irpinia e Sannio paura non ne hanno, e con noi tutti i territori esposti a questo attacco, appenninici ed offshore.
In ultimo una domanda: ma il progetto Case Capozzi che fine ha fatto? Fateci sapere…….per cortesia.
December 17, 2013 at 7:19 AM

enzo said…

Meno male che il nostro anonimo difensore dei petrolieri non ha interessi in Italia, …. altrimenti, cosa ci racconterebbe?
Oltre a non avere interessi in Italia, forse non conosce bene né la situazione Italia né quella internazionale, viste le obiezioni di parte che sforna, e non conosce evidentemente la sudditanza dei geologi italiani all’Eni, praticata sia direttamente che indirettamente, attraverso finanziamenti alle università o a società scientifiche.
Tra l’altro, sarebbe interessate sapere dall’anonimo, come mai,
A) – in tutti i convegni di geologia non c’è mai un contraddittorio …. possibile che non esista un geologo che la pensi diversamente da Doglioni & soci?
B) – come mai ad ogni geologo convegnista non si applica una targhettina dove i presenti possano leggere quanti lavori hanno sostenuto con le società petrolifere i vari relatori e quanti e quali finanziamenti (anche sottoforma di mappe del sottosuolo concesse in visione) sono arrivati dal petrolio alle Università, centri studi, centri ricerca e società scientifiche con le quali collaborano tutti quelli che si affacciano a relazionare in un convegno di geologia.
December 18, 2013 at 9:11 AM
thanks to: dorsogna

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