La comunità ebraica di Roma si prepara alla giornata della memoria con una rievocazione

Violenza inaccettabile

di Sara Modigliani

Sì, violenza inaccettabile, e non parlo di quella delle varie posizioni antisemite che stanno attraversando la nostra Europa ultimamente in maniera tremendamente pericolosa, no, parlo della violenza a cui ho assistito martedì 14 gennaio alla presentazione di un libro nei locali comunitari di via Balbo a Roma, comportamenti per i quali sono ancora scossa. Il libro in questione si intitola “Sinistra e Israele. La frontiera morale dell’Occidente” di Fabio Nicolucci. La sala era incredibilmente gremita di pubblico e di personalità della cultura. Bene, ho pensato, finalmente un argomento così importante e delicato suscita vero interesse! Sono ebrea e sono di sinistra.

Ero seduta in ultima fila e dietro di me avevo un nutrito gruppo di ragazzi abbastanza giovani a cui ho chiesto se facevano una specie di servizio d’ordine, impressionata dalle loro espressioni sicure e solide. Mi hanno risposto di non preoccuparmi che mi avrebbero protetta. Mah, a dire la verità in quel momento ho cominciato a preoccuparmi. Dopo pochi minuti, ancora prima che iniziasse la presentazione, si sono letteralmente avventati su un signore che era seduto a due posti da me dicendogli “tu sei Marco Ramazzotti Stockel?” e il signore ha risposto di sì. Lo hanno sollevato di peso e a spintoni, dicendo a noi “non aprite bocca, non vi immischiate!”, l’hanno concitatamente sollevato e buttato fuori. Chiunque fosse Marco Ramazzotti Stockel (ora lo so, mi sono informata) era stato accuratamente perquisito come tutti noi all’ingresso e quindi non poteva essere pericoloso sul piano fisico, poteva solo pericolosamente parlare, poteva solo esprimere opinioni, forse pericolosamente diverse da quelle di altri. Da quando ero piccola mi hanno bene insegnato che i fondamenti dell’ebraismo sono il dubbio, la discussione e i frutti che ne nascono, l’uso della parola come arte di scambio tra cuori, anime e cervelli. Ed eravamo nei locali del Tempio di via Balbo. E questa è violenza.

Dopo che ha finito di parlare Emanuele Fiano, in maniera estremamente equilibrata e intelligente sento un trambusto dietro di me e il “nutrito gruppo di ragazzi” alza un grande striscione che ho stentato un po’ a capire “TORNA A GAZA GIORGIO” con la foto di Lassie: Giorgio Gomel reo, anche lui, di avere posizioni di sinistra. Lo striscione è stato fatto abbassare con sorrisetti di condiscendenza, salvo che poi è stato rialzato ed è rimasto in alto. E questa è violenza.

Sono uscita per paura (verso la mia coscienza, ovviamente) che solo un secondo di più in quella sala potesse essere scambiato per complicità o connivenza. Non ho voluto restare in quel luogo e in quella situazione in cui era stato non solo permesso ma incoraggiato (e forse anche ben organizzato) qualcosa di orribilmente facinoroso. Mi dispiace solo di non avere avuto la presenza di spirito di salutare ad alta voce il mio amico Giorgio mentre uscivo. Ci ho pensato dopo.

Sordi, i ragazzi, perché non erano lì per ascoltare, non hanno ascoltato neanche una parola, prede eccitate dalla adrenalina delle loro bravate. Inutile per loro l’intelligenza degli interventi, anzi, inutile per loro l’intelligenza! Non sono abituati ad ascoltare, evidentemente, ma solo a dimostrare il loro potere. Ascoltare è già segno di intelligenza. I due episodi connotano inequivocabilmente un atteggiamento violento, prevaricatore, ignorante, arrogante e offensivo, in altre parole fascista. Cresciamoli così i nostri giovani ebrei, fanatici e ignoranti! Chi tappa la bocca a un essere umano è fascista, chi offende con protervia e ignoranza è fascista, chi non accetta opinioni diverse dalle proprie è fascista.

Oggi mi sono cancellata dalle liste della Comunità Ebraica di Roma. Non sono un’ebrea di quelle che contano, non ho mai partecipato a nessuna iniziativa comunitaria. La Comunità non perde granché, tranne il mio contributo, non sono né religiosa né credente, ma ogni anno ho pensato che magari anche con il mio contributo chi invece ci crede può frequentare le scuole, le attività, le sinagoghe, i servizi, e poi il museo. E poi per amore e rispetto di mio padre, di mia nonna e dei miei zii che per appartenere a questa Comunità hanno sfiorato la deportazione. E poi perché mi riconosco laicamente in una storia e in una tradizione. Da quando sono nata appartengo a questa Comunità quindi non è a cuor leggero che prendo questa decisione. Papà, nonna e gli zii non ci sono più e non se ne possono dolere, sono io che me ne dolgo ora, ma sono profondamente convinta di non voler far parte di una collettività in cui non mi riconosco per niente e che anzi rifuggo per la perdita dei suoi principi fondanti e fondamentali.

Marco Ramazzotti della Rete Ebrei contro l’Occupazione aggredito dai “soliti noti”

Martedì scorso, alla presentazione del libro di Fabio Nicolini “Sinistra e Israele. La frontiera morale dell’Occidente”, Marco Ramazzotti Stockel è stato aggredito da un gruppo di picchiatori presenti nella sala. Questo è solo l’ultimo episodio di una lunga catena di violenze che ha creato un problema di agibilità democratica nella città di Roma, nella quale vi sono zone abitualmente precluse a iniziative di solidarietà con la Palestina, come è preclisa la partecipazione a taluni dibattiti a chi non approva la politica israeliana.
Qui di seguito la denuncia di Pasqualina Napolitano che era presente all’aggressione.

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Il 16/01/2014 Pasqualina Napoletano ha scritto:

Fabio, martedì scorso con Andrea siamo venuti alla presentazione del tuo libro, tu non ci hai visti e noi non ti abbiamo neanche potuto salutare ma è bene che tu sappia perchè e cosa è successo. Dopo i controlli dovuti, siamo entrati nella sala già piena ed abbiamo notato una certa tensione che non si addiceva ad un evento come la presentazione di un libro. Andrea ha incontrato un vecchio amico ed io ho cercato di vedere se c’erano posti a sedere, a quel punto sento gridare : “Tu sei Marco Ramazzotti, non devi stare qui”. Immediatamente parte un gruppo di persone che lo prende e lo scaraventa per le scale fino alla porta di ingresso. Conosco Marco e sua moglie Annina dagli anni ’70, ma non ero sicura che si trattasse di lui perchè era circondato e sovrastato dalle persone che lo stavano platealmente cacciando. Cerco Andrea e gli dico dell’accaduto e insieme scendiamo in strada per cercarlo anche perchè, a quel punto, non avevamo alcuna voglia di rimanere. In strada Marco aveva indossato il casco e stava andando via con il suo motorino quando le stesse persone che lo avevano buttato fuori lo hanno spinto e volutamente fatto cadere a pochi centimetri dalle ruote di una macchina che sopraggiungeva in senso opposto. Ci fermiamo, quando si toglie il casco lo riconosco e lui fa altrettanto, mantiene una calma ammirevole nonostante gli insulti che gli venivano rivolti e fa notare agli esagitati interlocutori di essere stato invitato da Tobia Zevi, per tutta risposta gli rispondono che Tobia Zevi lì non conta niente. Arrivano nel frattempo due poliziotti in borghese che prendono le nostre generalità e la volontà mia e di Andrea di testimoniare dell’accaduto anche perchè gli aggressori continuavano a dire che lui era caduto da solo, chiedono poi a Marco se vuole un’ambulanza e gli dicono che ha 90 giorni di tempo per sporgere denuncia. Non credo che Marco li denuncerà anche perchè, ne abbiamo parlato lì stesso e lui non vuole esasperare ancora di più gli animi, se lo farà, noi siamo comunque pronti a testimoniare. Proprio perchè credo che lui non farà denunce sento la responsabilità di fare almeno sapere cosa è successo. Non voglio aggiungere commenti perchè i fatti si commentano da soli. Caro Fabio, tu sai che sulla questione israelo-palestinese tra noi ci sono posizioni molto distanti, nonostante ciò eravamo venuti perchè interessati al tuo libro ed al tuo punto di vista. L’amara conclusione che traggo da questa vicenda è che, se vengono meno anche gli spazi per un reciproco ascolto, vuol dire che siamo messi proprio male. Spero anche che questo episodio apra un dibattito nella comunità ebraica romana che abbiamo sempre considerato parte di questa città e non ghetto degli irriducibili. Con affetto anche da parte di Andrea. Pasqualina –

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