La forza di una madre e le lacrime di un’altra, entrambe colpite da vicende tragiche

di Rosa Schiano

Mohammed Helles, il bambino ferito alla testa lo scorso venerdì da un candelotto di gas lacrimogeno lanciato dall’esercito israeliano, è uscito dalla terapia intensiva ed è ricoverato nel reparto di chirurgia. Siamo andati a visitarlo di nuovo questa mattina nell’ospedale Shifa di Gaza city. E’ stato sottoposto a due interventi chirurgici al cervello, presenta multipli danni cerebrali ed è in stato di irritabilità dovuto a convulsioni. La sua testa era fasciata, gli occhi chiusi, si lamentava e muoveva braccia e gambe. I suoi familiari, tra cui la madre, risistemavano con amore e pazienza la coperta e gli bagnavano il viso con un asciugamano umido. Ho dovuto trattenere le lacrime, non avrei potuto piangere davanti a sua madre. L’ho abbracciata. Non potevo fare altro. Non sappiamo che possibilità di recupero ci siano per il bambino. Come non definire questo un crimine?

Nel pomeriggio abbiamo visitato la madre della donna di 58 anni uccisa venerdì sera lungo il confine ad est di Khan Younis, nel sud della Striscia di Gaza. Resga Khodeih, l’anziana madre di 90 anni, era circondata dalle parenti e vicine di casa riunite in lutto. La donna uccisa, Amna Atia Khodeih, soffriva di problemi psicologici. Verso le 21.00, dopo una festa di matrimonio, con il bel vestito che aveva indossato quella sera, si era avvicinata al confine e l’esercito dell’occupazione israeliana non ha esistato a sparare uccidendola. Non è un film, è reale. L’ambulanza non ha potuto raggiungere l’area immediatamente perché l’esercito continuava a sparare. Amna era stata ferita da un proiettile all’addome. Il suo corpo è stato ritrovato solo verso le 7 del mattino. Se l’esercito avesse permesso all’ambulanza di raggiungere immediatamente il corpo, forse la donna sarebbe sopravvisuta. “Perché le hanno sparato? Aveva problemi psicologici, perché l’hanno uccisa?”, ci ha detto la sua anziana madre con gli occhi lucidi. Ogni tanto, Resga si asciugava le lacrime con un panno.

Gaza, 2 marzo 2014

thanks to: Rosa Schiano

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