Se sei ebreo ti tirano le pietre, se sei una Brigata Ebraica le pietre le tiri tu

Se sei ebreo ti tirano le pietre, se sei una Brigata Ebraica le pietre le tiri tu

LA BRIGATA EBRAICA

di Centro studi e ricerca sulla Palestina del Veneto

La manifestazione del 25 aprile ha visto in varie città Italiane la partecipazione della brigata ebraica, anche a Verona per la prima volta. Come titolava il Corriere del Veneto: “25 Aprile, debutto (con polemica) per il ricordo della brigata ebraica. Davanti alla sinagoga si sentono slogan in favore della Palestina”.

La presenza della rappresentanza della brigata ebraica avrebbe meritato una contestazione più alta e precisa, ma l’ignoranza e ipocrisia che impregnano la sinistra ha lasciato che i sionisti della brigata ebraica sfilassero a fianco delle rappresentanze della resistenza. E’ solo questione di memoria e conoscenza della storia?

I primi corpi combattenti ebraici vedono la luce nel 1914 quando Vladimir Jabotinsky (1), attivista sionista, propone la formazione di un gruppo combattente di ebrei di Palestina; l’ autorità britannica autorizza la costituzione di un piccolo gruppo di volontari, il Zion Mule Corps (Mulattieri di Sion).

Dopo l’invasione tedesca della Polonia nel 1939 si fa forte, da parte dei sionisti, la richiesta di creare una forza armata ebraica, in grado di partecipare alla guerra contro Hitler si disse, ma in verità la richiesta era un pezzo del mosaico per la nascita dello stato ebraico. David Ben Gurion e l’agenzia ebraica furono sostenitori della brigata ebraica: l’agenzia aveva fin dalla sua fondazione, anni ’20, il compito di seguire l’immigrazione degli ebrei in terra di Palestina; l’immigrazione fu “regolamentata”, si fa per dire, nel 1939 con il “libro bianco” che imponeva restrizioni e limiti al numero degli ebrei autorizzati a sbarcare in Palestina. In realtà l’agenzia ebraica preparava e codificava gli eventi, una sorta di governo non ufficiale per uno stato ancora da fare che finanziava organizzazioni e forze combattenti impegnate a liberare la Palestina dalla presenza britannica e subito dopo per la conquista della terra di Palestina. In questo scenario la brigata ebraica è il braccio operativo del progetto eretz israele “la terra di israele”.

Winston Churchill nel 1944, diede la benedizione alla creazione della brigata ebraica e i 5.500 soldati furono operativi nelle file dell’esercito britannico ed entrarono “ufficialmente” in azione nei primi mesi del 1945. La brigata fu autorizzata a usare una propria bandiera: azzurro-bianco-azzurro con la stella di David al centro. Operò, per pochi mesi in Emilia Romagna e dopo il 25 Aprile ‘45 buona parte dei i suoi componenti restarono in Italia per portare a compimento la ragione della costituzione della brigata: creare lo stato di Israele. Come? Organizzando e addestrando il maggior numero di ebrei da portare in Palestina per preparare il terreno per l’inevitabile scontro con i palestinesi; inviare armi in Palestina per sostenere quella che sarà la pulizia etnica dei palestinesi, che “ufficialmente “avrà inizio con la risoluzione sulla spartizione della Palestina (1947), ma che già nel 1935 David Ben Gurion progettava enunciando il “trasferimento obbligatorio degli arabi dalle valli del futuro stato ebraico…” . Un lavoro, quello della brigata ebraica, svolto egregiamente anche grazie all’intreccio con le formazioni sioniste quali l’haganah (1920), l’esercito segreto degli ebrei della Palestina mandataria, l’Irgun (1931), l’organizzazione militare nazionale, la banda Stern (1940), che seppur con differenti posizioni politiche avevano quale unica funzione la creazione di uno Stato per gli ebrei.

Dopo il 25 Aprile ‘45 gli ebrei italiani tornarono a godere dei pieni diritti civili e il governo italiano e americano perseguirono la politica volta a scaricare l’intera responsabilità delle persecuzioni sugli ebrei alla collaborazione tra Mussolini e Hitler. Questa posizione legittimò l’equazione che: gli ex seguaci di Mussolini, non erano più né fascisti né tanto meno nemici degli ebrei!

Come contraltare furono offerte le attività di singole comunità, spesso legate alla chiesa, che si erano impegnate per proteggere e nascondere le vittime del nazi-fascismo e molti referenti delle varie organizzazioni ebraiche, consapevoli che fino all’emanazione delle leggi razziali del 1938 molti ebrei italiani militavano nel partito fascista ricoprendo anche cariche di responsabilità nel regime, sfruttarono l’occasione per la ritrovata “purezza”.

Il nostro Paese è stato, prima dello scoppio della II guerra mondiale e dopo il 25 Aprile, la principale base di smistamento degli ebrei da inviare in terra di Palestina, il crocevia di traffico di armi e questo non per la sua posizione geografica all’interno del mediterraneo, ma perché le politiche italo/americane e le lobbies ebraiche hanno fatto dell’Italia la culla del sionismo.

Il 25 aprile, giorno della resistenza, la bandiera Palestinese ha un significato che non è solo da attribuire alla questione Palestinese, ma è anche il simbolo della Liberazione dall’occupazione, dal nazi-fascismo/sionismo, quella Liberazione che è ancora da conquistare.

28.4.2014

G.B. – Centro studi e ricerca sulla Palestina del Veneto

(1) Vladimir (Ze’ev) Jabotinsky ebreo adepto di Mussolini, negli anni ’20 ha fatto in Italia la sua base. Suoi discepoli, quelli che poi afferirono all’Irgun e della banda Stern furono: Menachem Begin (responsabile del massacro di Deir Yassin, “cancellata la memoria fisica del villaggio”) e Itzhak Shamir. Approdati uno dopo l’altro alla poltrona di premier d’Israele.

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