Noam Chomsky: “Incubo a Gaza”

 

Una volta che il prato è stato falciato e la popolazione disperata cerca di riprendersi in qualche modo dalla devastazione e dagli omicidi, arriva un accordo di cessate il fuoco. Il più recente cessate il fuoco è stato istituito dopo l’assalto di Israele a Gaza dell’ottobre del 2012, chiamato Operazione “Pilastro di Difesa”.

Anche se Israele ha mantenuto il suo assedio, Hamas ha osservato il cessate il fuoco, come ammette Israele. La questione è cambiata nel mese di aprile di quest’anno, quando Fatah e Hamas hanno suggellato un accordo di unità che ha stabilito un nuovo governo di tecnocrati non affiliati con nessuna delle parti.

Israele era naturalmente furiosa, soprattutto quando anche l’amministrazione Obama si è unita all’Occidente nel coro di approvazione al nuovo governo. L’accordo di unità non solo indebolisce l’affermazione di Israele di non poter negoziare con una Palestina divisa, ma minaccia anche l’obiettivo a lungo termine di dividere Gaza dalla Cisgiordania e perseguire le sue politiche distruttive in entrambe le regioni.

Qualcosa doveva essere fatto, e l’occasione è arrivata il 12 giugno, quando i tre ragazzi israeliani sono stati uccisi in Cisgiordania. Sin dall’inizio, il governo Netanyahu sapeva che erano morti, ma ha fatto finta di niente, cogliendo l’occasione per lanciare la distruzione in Cisgiordania con l’obiettivo di colpire Hamas.

Il primo ministro Benjamin Netanyahu ha affermato di sapere con certezza che il responsabile del rapimento era Hamas. Anche questa era una bugia.
Una delle principali autorità di Israele contro Hamas, Shlomi Eldar, aveva riferito quasi subito che gli assassini molto probabilmente provenivano da un clan dissidente a Hebron, che è stata a lungo una spina nel fianco di Hamas. Eldar ha aggiunto che “sono sicuro che non hanno ottenuto alcun via libera da parte della leadership di Hamas, ma hanno semplicemente pensato che fosse il momento giusto per agire”.

La distruzione durata 18 giorni dopo il sequestro, tuttavia, è riuscita a indebolire il temuto governo di unità nazionale e ha aumentato con forza la repressione israeliana. Israele ha anche condotto decine di attacchi a Gaza, uccidendo cinque membri di Hamas il 7 luglio.

Hamas, alla fine, ha reagito con i suoi primi razzi in 19 mesi, fornendo a Israele il pretesto per l’operazione “Barriera protettiva” iniziata l’ 8 luglio.
Al 31 luglio, circa 1.400 palestinesi sono stati uccisi, la maggior parte civili, tra cui centinaia di donne e bambini. E tre civili israeliani. Vaste aree di Gaza sono state ridotte in macerie. Quattro ospedali sono stati attaccati, ognuno dei quali è un crimine di guerra.

I funzionari israeliani hanno lodato con una pioggia di applausi l’umanità di quello che viene definito “l’esercito più morale del mondo”, che informa i residenti che le loro case saranno bombardate. La pratica è “sadismo ipocritamente camuffato da misericordia” per usare le parole della giornalista israeliana Amira Hass: “Un messaggio registrato che chiede a centinaia di migliaia di persone di lasciare le loro case già prese di mira per un altro posto, altrettanto pericoloso, a 10 chilometri di distanza”.

In realtà, non c’è un posto nella prigione di Gaza al sicuro dal sadismo israeliano, che può anche superare i terribili crimini dell’Operazione “Piombo Fuso” del 2008-2009.

Le orribili rivelazioni hanno suscitato la solita reazione del presidente più morale del mondo, Barack Obama: grande simpatia per gli israeliani, aspra condanna di Hamas e moderazione richiesta da entrambe le parti.
Quando gli attacchi attuali verranno fermati, Israele spera di essere libero di perseguire le sue politiche criminali nei territori occupati senza interferenze, e con il sostegno degli Stati Uniti di cui ha goduto in passato.

Gli abitanti di Gaza saranno liberi di tornare alla norma nella loro prigione a conduzione israeliana, mentre in Cisgiordania i palestinesi potranno guardare in pace come Israele smantella quel che resta dei loro beni. Questo sarà il probabile risultato se gli Stati Uniti manterranno il loro sostegno decisivo e praticamente unilaterale ai crimini di Israele e continueranno a rifiutare il consenso internazionale sulla soluzione diplomatica. Ma il futuro sarà molto diverso se gli Stati Uniti ritireranno tale sostegno.

In questo caso sarebbe possibile muoversi verso la “soluzione duratura” nella Striscia di Gaza che il Segretario di Stato americano John Kerry ha chiesto, suscitando la condanna isterica di Israele, perché la frase potrebbe essere interpretata come chiedere la fine dell’assedio e degli attacchi regolari da parte di Israele. E – orrore degli orrori – la frase potrebbe anche essere interpretata come una richiesta di attuazione del diritto internazionale nel resto dei territori occupati.

Quarant’anni fa, Israele ha preso la decisione fatale di scegliere l’espansione piuttosto che la sicurezza, rifiutando un trattato di pace offerto dall’Egitto in cambio dell’evacuazione dal Sinai egiziano occupato, dove Israele stava iniziando ampi progetti di insediamento e di sviluppo. Israele ha aderito a tale politica da allora.

Se gli Stati Uniti decidessero di unirsi al mondo, l’impatto sarebbe fantastico. Più e più volte Israele ha abbandonato i progetti a lei cari quando Washington lo ha richiesto. Queste sono le relazioni di potere tra di loro.

Inoltre, Israele ha ora poche risorse, dopo aver adottato politiche che,  da un paese molto ammirato, lo hanno trasformato in un paese temuto e disprezzato, politiche che sta portando avanti oggi con cieca determinazione nella sua marcia verso il degrado morale e la possibile distruzione definitiva.

La politica degli Stati Uniti potrebbe cambiare? Non è impossibile. L’opinione pubblica si è spostata notevolmente negli ultimi anni, soprattutto tra i giovani, e non può essere completamente ignorata.

Da alcuni anni c’è una buona base di richieste pubbliche perché Washington osservi le sue leggi e tagli gli aiuti militari a Israele. La legge statunitense prevede infatti che “nessuna assistenza alla sicurezza può essere fornita a qualsiasi paese il cui governo si impegna in uno schema costante di gravi violazioni dei diritti umani internazionalmente riconosciuti”. Israele certamente è colpevole di questo schema costante, e lo è stato per molti anni.

Il senatore Patrick Leahy del Vermont, autore di questa disposizione di legge, ne ha dimostrato il potenziale di applicabilità nei confronti di Israele in casi specifici, e con uno sforzo educativo, organizzativo e attivista ha portato avanti delle iniziative che potrebbero essere perseguite successivamente.

Questo potrebbe avere un impatto molto significativo in sé, fornendo inoltre un trampolino di lancio per ulteriori azioni per costringere Washington a far parte della “comunità internazionale” e a rispettare il diritto e le norme internazionali. Nulla potrebbe essere più significativo per le tragiche vittime palestinesi di molti anni di violenza e repressione. Nena News

*Titolo originale “Nightmare in Gaza”

(Traduzione a cura della redazione di Nena News)

thanks to: Nena News

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