Trento – Interrotto incontro “Sentieri di Pace” in solidarietà con la popolazione di Gaza

Sospendiamo le trasmissioni: il massacro di Gaza parte da qui

Domenica 27 luglio, nelle Gallerie di Piedicastello a Trento, si stava svolgendo un dibattito sulla Grande Guerra trasmesso in diretta da Radio Tre. L’incontro faceva parte di una serie di serate dal titolo “Sentiero di Pace” organizzate dalla Provincia di Trento. In vista del centenario della Prima Guerra Mondiale, giornalisti e storici stavano discutendo, tra una battuta e l’altra, di battaglie, generali, memorialistica, in un misto di denuncia della brutalità della guerra e di esaltazione di episodi di eroismo e onore patrio. Centrale in questa retorica, che nei mesi a venire si abbatterà come un fiume in piena sulle terre di confine, il ruolo dell’irredentismo, con l’annosa questione se Cesare Battisti fosse un eroe trentino oppure un traditore dell’Austria. Mai nessuno di questi storici pagati per esserlo che ricordi una semplice verità: e cioè che tutti i “socialisti” che propagandarono la partecipazione italiana alla guerra furono prima di tutto traditori della classe proletaria, che da quell’immane carneficina ricavò centinaia di migliaia di morti e feriti, nonché una disfatta sociale da cui emergerà, anni più tardi, il fascismo.

D’obbligo, per giornalisti e storici, qualche fuggevole riferimento alle guerre di oggi, inaggirabile nei giorni del massacro della popolazione palestinese di Gaza. Tutto molto educato. Tutto molto lontano.

Ecco allora che una quindicina di antimilitaristi irrompe nella sala a ricordare con uno striscione, dei volantini e degli interventi un fatto che tutti vorrebbero tenere sotto silenzio: la Provincia di Trento, organizzatrice dell’evento, da anni collabora con lo Stato di Israele. Gli accordi scientifici e commerciali tra fondazioni e università dei due Paesi fanno della Provincia trentina un complice a tutti gli effetti dell’apartheid israeliano.

Gli interventi dei compagni hanno smascherato l’ipocrisia dei “giornalisti di sinistra” e spinto la direzione di Rai Tre a sospendere le trasmissioni per circa dieci minuti. Il direttore Sinibaldi cercava affannato se in scaletta ci fosse scritto “anarchici”, ma non era pronto al fuoriprogramma di chi non recitava a copione. Quando chi promuove i “sentieri di pace” sostiene la pianificazione di un genocidio, si rompe il teatrino e basta.

Anche il 16 luglio, sempre a Trento, un’iniziativa itinerante aveva ricordato alla Fondazione Bruno Kessler, agli atenei cittadini e alla Provincia che il massacro dei palestinesi parte anche da qui, e che non tutti fanno finta di niente. Troppo spesso ci si ricorda dell’oppressione palestinese quando la violenza coloniale raggiunge il suo apice, per tornare poi piano piano nel dimenticatoio.

Boicottare e sabotare gli interessi israeliani ovunque, a partire dalle complicità accademiche, ci sembra la migliore solidarietà internazionalista. Smascherare le responsabilità è solo il primo passo.

Con Gaza nel cuore.


Domenica 27 luglio a Trento, nel ventesimo giorno di massacri indiscriminati in corso a Gaza, un gruppo di antimilitaristi ha interrotto la diretta radiofonica di Radio3 della trasmissione “Sentieri di pace” dedicata al centenario della prima guerra mondiale.

Le persone presenti alla trasmissione potevano entrare solo su invito nominale; i compagni, visti gli oltre mille (fin qui) morti e 7000 feriti in Palestina,  hanno ritenuto opportuno autoinvitarsi alla kermesse per dare un contributo drammaticamente attuale e, appena entrati nella sala fra la sorpresa di pubblico e attori, alcuni hanno aperto uno striscione con la scritta: “Il mondo è in guerra. Fermiamo le collaborazioni scientifiche fra Università di Trento e Israele”. Altri hanno distribuito un centinaio di volantini ai presenti in sala, riscuotendo un certo interesse. 

Appena iniziato l’intervento al megafono il direttore di Radio3 Marino Sinibaldi ha subito tentato di impedirlo, invano. L’obiettivo era rompere il teatrino e  ricordare che le reponsabilità per il massacro di Gaza e per ogni guerra iniziano qui. Obiettivo raggiunto. 

FERMIAMO LA COLLABORAZIONE FRA TRENTINO E ISRAELE
FERMIAMO GLI ACCORDI MILITARI FRA ITALIA E ISRAELE
LA GUERRA è ANCHE QUI

Antimilitaristi di Trento e Rovereto


Di seguito il volantino distribuito il 27 luglio:

UN MONDO IN GUERRA – PALESTINA OGGI

Ciò che sta accadendo in Palestina è terrificante. Stiamo assistendo ad un’operazione di genocidio del popolo palestinese. Uno degli eserciti più forti e tecnologicamente avanzati del mondo uccide in pochi giorni oltre ottocento palestinesi. Massacri pianificati scientificamente che avvengono sotto l’egida della “lotta al terrorismo”, portata avanti da Israele con il silenzio/assenso degli Stati occidentali.

Altrettanto terrificante è la crescente indifferenza a livello internazionale. Nonostante le immagini dei massacri del popolo palestinese entrino nella vita di tutti, la quotidianità trascorre nella sua silente meccanicità. Oltre all’assuefazione alla visione quotidiana di guerre e massacri, c’è anche una totale estraneità alle rivendicazioni del popolo palestinese, tra cui una terra dove vivere liberamente. Una possibilità che da più di mezzo secolo viene negata.   

Il sostegno che i paesi occidentali danno al colonialismo di Israele viene anche da qui. La provincia di Trento da un lato promuove iniziative di stampo “pacifista” come questa, dall’altro finanzia collaborazioni e progetti di ricerca all’interno di Accordi-quadro tra Italia e Israele sul piano della difesa e della sicurezza. 

Trento viene celebrata come Università all’avanguardia nella ricerca in campo internazionale. Ma sono in pochi a interrogarsi sulla natura e le finalità di questa ricerca. Dietro l’abito della “collaborazione scientifica”, la Fondazione Bruno Kessler di Trento, specie attraverso la figura del suo ex-presidente Oliviero Stock, collabora da anni con Università di Haifa in Israele i cui centri di ricerca, come il Technion, sono attivamente coinvolti nella pianificazione dell’oppressione quotidiana del popolo palestinese; Eledia Lab, centro di ricerca sulle telecomunicazioni coinvolto nella progettazione di componenti high tech e sistemi di controllo a fini militari. Nello stesso dipartimento troviamo il gruppo di ricerca coadiuvato dal prof. Fausto Giunchiglia, già membro di Eurotech, gruppo controllato da Finmeccanica che sviluppa componenti elettroniche degli Uav (velivoli senza pilota). 

Se in Occidente si appoggia lo Stato israeliano e le sue pratiche terroristiche – come definire altrimenti il massacro indiscriminato e il bombardamento di scuole e ospedali? – è perché Israele rappresenta un modello di sviluppo socio-economico in cui si riconoscono le democrazie occidentali. Un’organizzazione sociale in cui possono convivere la difesa dei diritti, ad esempio verso omosessuali e lesbiche, e un’apartheid interna e quotidiana. Questa guerra ci riguarda perché riflette un modello sociale molto vicino al nostro, in cui la guerra diventa parte integrante della società democratica. 

Non ci si può dichiarare contro la guerra senza denunciare i meccanismi e le responsabilità precise che anche da qui la alimentano. Rompere il silenzio sulle complicità accademiche, dirette o indirette, può essere un primo passo. Con il suo carico di massacri, morti, soprusi, la guerra è ancora oggi qui a dividerci tra chi si arricchisce, chi si adopera per giustificarla e chi intende combatterla.       

SOLIDARIETA’ CON IL POPOLO PALESTINESE
FERMIAMO LE COLLABORAZIONI TRA PROVINCIA DI TRENTO E STATO D’ISRAELE 

www.romperelerighe.noblogs.org 


Fonte: Informa-Azione

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