Gazzella Onlus a Gaza – 22 agosto 2014

I bombardamenti israeliani su Gaza, iniziati l’8 luglio, ai quali Europa e USA stanno dando il loro sostegno, si basano sul presupposto che sia ragionevole e legittimo attaccare Hamas, per reazione al lancio di razzi nel ‘territorio’ israeliano. Hamas è così considerato responsabile delle morti dell’una e dell’altra parte.

Ban Ki-moon, sollecita Israele a fare quanto possibile per fermare le morti dei civili e John Kerry chiede agli israeliani di essere “precisi” negli attacchi militari.

L’informazione menziona i morti, le dichiarazioni dei politici, ma ignora le ragioni per le quali da oltre 60 anni i palestinesi resistono, con ogni mezzo all’occupazione, agli insediamenti, all’assedio che attanaglia la popolazione civile di Gaza dal 2007. Una punizione collettiva per aver votato democraticamente e scelto Hamas per governare.

La comunità internazionale oltre a ignorare la condizione in cui versa la popolazione civile palestinese vorrebbe anche che subisse in silenzio. E da qui la condanna per il lancio di razzi verso Israele. L’esercito israeliano al contrario può contare su un efficiente armamento e sofisticati sistemi computerizzati che possono colpire l’obiettivo senza fatica e con estrema precisione.

L’operazione israeliana “margine di protezione” trova giustificazione nella volontà di porre fine alle capacità militari di Hamas di lanciare razzi. L’operazione militare israeliana ha già causato la morte di 2.050 civili, di cui 552 bambini e più di 10.100 feriti di cui 3.082 bambini, ha raso al suolo oltre 10.000 edifici, distrutto più di 30.000 abitazioni, oltre a insfrastutture, scuole, ospedali, attività commerciali. Azioni criminali che meritano di essere portate davanti alla Corte Internazionale anche in ragione del diritto a resistere all’occupazione.

Una Commissione d’inchiesta incaricata dalle Nazioni Unite di indagare sui crimini israeliani compiuti a Gaza nel corso dell’operazione ” margine di protezione” è stata già nominata. Tuttavia vale la pena ricordare come ha lavorato in passato la “commissione d’inchiesta Goldstone” nominata per indagare sui crimini commessi durante l’operazione “piombo fuso”. Una commissione che andò oltre il mandato ricevuto. In quella occasione l’impostazione dei lavori della commissione, si è sviluppata per far credere l’esistenza di una guerra in atto.

È necessario fin da subito vigilare affinché non si riproponga la lettura degli eventi all’interno di un “ conflitto israelo-palestinese “ dove lo stesso termine “conflitto” allude ad uno scontro militare fra forze egualmente organizzate che si contendono la vittoria sul piano bellico e dove le violazioni delle norme internazionali di tutela delle popolazioni civili vanno valutate, pesate e condannate con i medesimi criteri. Questo occulterebbe ancora una volta il dato fondamentale della vicenda, l’aggressione alla popolazione civile palestinese, la negazione del suo diritto alla autodeterminazione, per rappresentare semplicemente una fase dell’aggressione di Israele contro il popolo palestinese, omettendo di riconoscere che anche l’operazione “margine di protezione” è una tappa della più lunga e violenta vicenda coloniale dell’epoca moderna.

Da martedì scorso, prima ancora che scadesse la tregua, ad oggi i martiri degli attacchi israeliani sono più di 30 e oltre 130 i feriti. Ieri allo Shifa Hospital è arrivato il corpicino di Sara, 3 anni e mezzo ritrovata sotto le macerie del bombardamento di 2 giorni fa a Gaza nel quartiere di Sheikh Radwan dove persero la vita 3 persone. Issam di 26 anni e Mohammad di 43 hanno trovato la morte mentre erano in macchina nelle vie di Gaza; altri 4 martiri sono caduti al cimitero di Sheikh Radwan mentre seppellivano altri martiri; tutti assassinate nel corso di raid aerei. A Rafah, i raid israeliani hanno ucciso alcun membri delle Brigate Al Qassam e con loro altri 3 civili e causato numerosi feriti.

La tensione su tutta la striscia di Gaza è alta: le strade sono vuote e pochissimi i negozi aperti. I timori di restare vittime dei raid aerei contro abitazioni, uffici del governo locale, moschee, scuole, ospedali o macchine in movimento è concreto.

Oltre al “bollettino” giornaliero dei morti e feriti, andrebbero menzionate le condizioni psicologiche di bambini, donne e uomini; monitorate le reazioni, l’aggressività che condizioni di trauma e stress continuo determinano. Già da queste valutazioni comprenderemmo come i civili di Gaza faranno fatica a risollevarsi, a riprendersi la fiducia e la speranza.

Lo stato di salute mentaledegli abitanti della striscia di Gaza è fatto della paura di trovare la morte nel sonno o per strada. Uno stato d’ansia perenne per 1800.000 palestinesi assediati in una striscia di terra di circa 380 kmq sulla quale non c’è alcun rifugio sicuro dagli attacchi aerei, dai droni e dai bombardamenti via mare.

Cammini per strada, dormi nel tuo letto, sei seduto nella tua casa con la morte a fianco! Questa condizione ti rende più fragile e meno fiducioso.

Aggressioni psicologiche, attacchi armati anche con armi non convenzionali, situazioni che devono essere denunciate e condannate.

Ancora l’informazione ignora l’impatto complessivo delle azioni militari sui civili.

Da Gaza g.b.

22.8.2014

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