L’Italia alleva terroristi

di Luca Fiore

Sarà il caldo, sarà che d’estate mancano la maggior parte delle notizie di politica che d’inverno riempiono tg e giornali. Ma sembra proprio che in questi giorni ci sia stata un’impennata di femminicidi e di omicidi in ambito familiare.

Per lo più i media li trattano come mera cronaca, senza indagare veramente le cause di quelli che vengono descritti come improvvisi raptus e il contesto di una violenza contro le donne che sembra sempre più diffusa. Eppure ci sarebbe molto da indagare: da dove vengono le armi che certi personaggi hanno a portata di mano? Perché gente più volte denunciata per percosse, minacce e stalking gode della più completa libertà di continuare aggressioni sempre più violente nei confronti delle proprie mogli, fidanzate o ex senza che nessuno dei tanti corpi di Polizia intervenga? Perché in questo paese non esiste nessuna rete di prevenzione e assistenza di tipo psicologico che permetta di evitare che persone che, se correttamente seguite potrebbero gestite i propri problemi, si trasformino in efferati assassini?

Domande da un milione di euro a parte, uno degli episodi più efferati degli ultimi giorni ha attirato più di altri la nostra attenzione. Quello che ha avuto per protagonista Federico Leonelli, 35enne, che in una villa dell’Eur (quartiere ‘bene’ di Roma) ha ucciso e decapitato a colpi di mannaia la giovane colf ucraina Oksana Martseniuk. La polizia lo ha abbattuto a colpi di arma da fuoco, affermando che proprio non c’era altro modo per fermare la furia omicida del giovane vestito con pantaloni mimetici e mascherina sul viso. La Questura, con una nota, è intervenuta sulla vicenda precisando che gli agenti intervenuti sulla scena del delitto sono stati “costretti ad esplodere colpi d’arma da fuoco nei confronti del 35enne per difendersi dai fendenti a loro indirizzati”. Delle versioni della polizia si dovrebbe sempre dubitare vista la completa mancanza di trasparenza da parte degli apparati di sicurezza e il moltiplicarsi di casi di cosiddetta ‘malapolizia’. Di far luce su quanto è veramente accaduto all’Eur si incaricheranno, speriamo, la perizia balistica e le autopsie.

Anche sul movente non c’è molta chiarezza: un tentativo di stupro sfociato in omicidio, un raptus derivante dalla profonda depressione di cui si dice soffrisse Leonelli dopo la morte della fidanzata ormai due anni fa, oppure una fissazione per i giochi di guerra e i coltelli in particolare.

Fatto sta che dalle indagini coordinate dalla Procura di Roma è emerso ora che l’uomo appassionato per le lame – il che aveva anche originato discussioni con la colf poi vittima dell’omicidio – aveva una vera e propria ossessione per quanto sta accadendo a Gaza. Nessuna empatia per le vittime o sensibilità per i palestinesi aggrediti. Al contrario, una voglia irrefrenabile di ‘andare a combattere’ per e con Israele. Secondo quanto è emerso Leonelli aveva tentato più volte di ottenere il visto per andare a combattere contro i palestinesi insieme all’esercito israeliano. Richiesta frustrata però – pare – dalle autorità di Tel Aviv per ben due volte, il che avrebbe innescato la follia omicida del figlio di un alto ufficiale dell’esercito. Insieme forse al timore di essere mandato via da quella villa di Via Birmania che lo ospitava da due mesi dopo la scoperta del piccolo arsenale di coltelli che aveva acquistato, insieme ad abbigliamento di tipo militare, anche su un sito Internet israeliano. Racconta in alcune interviste pubblicate da quotidiani romani Giovanni Cialella, il proprietario della villa di Via Birmania: “Quando l’ho conosciuto era totalmente ateo, abbiamo parlato più volte di Dio ma diceva di non credere in niente, poi diceva di aver scoperto di essere di origini ebraiche, ha cominciato a studiare la storia, durante la notte sparava a tutto volume filmati sulla religione, parlavano alcuni rabbini, diceva di conoscerne uno anche a Roma, e si era convinto a voler andare in Israele per arruolarsi nell’esercito e combattere contro i palestinesi che lanciavano razzi contro Israele, aveva anche contattato il consolato”.
Nessuna morale dalla vicenda e nessuna pretesa di generalizzare. Solo molta, molta inquietudine…

 

thanks to: contropiano.org

forumpalestina

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