Il mondo dell’antropologia boicotta Israele

Oltre 500 antropologi di tutto il mondo condannano l’occupazione militare e la discriminazione strutturale dello Stato di Israele e chiamano al boicottaggio accademico delle sue istituzioni

“Terminare l’assedio di Gaza, la colonizzazione di tutte le terre arabe occupate nel giugno 1967 e smantellare le colonie e i muri. Riconoscere i fondamentali diritti dei cittadini arabi-palestinesi di Israele e i beduini senza Stato del Neqev. Rispettare, proteggere e promuovere i diritti dei rifugiati palestinesi di tornare alle loro case e proprietà come stipulato dalla risoluzione 194 dell’Onu”.

Questo il contenuto della lettera firmata da oltre 500 antropologi di tutto il mondo – Cina, Olanda, Australia, Germania, Francia, Italia, Spagna, Irlanda, Gran Bretagna, Canada, India, Svezia, Libano, Palestina, Turchia, Stati Uniti, Belgio, Cile, Egitto, Finlandia, Grecia, Kuwait, Messico, Qatar, Portogallo, Filippine e Sud Africa – che chiedono il boicottaggio delle istituzioni accademiche israeliane. Tra loro nomi noti del mondo dell’antropologia, come i professori Jean e John Comaroff di Harvard, e Michael Taussig della Columbia University. E ancora specialisti della questione palestinese come Rosemary Sayigh, una delle più note studiose di Palestina dagli anni ’70.La richiesta è chiara: “L’ultimo attacco militare contro Gaza è solo l’ultimo degli esempi di come i governi mondiali e i media mainstream non considerano Israele responsabile delle proprie violazioni dei diritti umani – si legge nella lettera – Altri 77 professori hanno firmato la lettera in forma anonima”, per il timore di ritorsioni o discriminazioni all’interno delle proprie istituzioni accademiche.A spingere verso la firma della lettera, sottolineano i professori, gli ultimi gravissimi raid compiuti contro gli atenei palestinesi nei Territori occupati – da Birzeit alla Al Quds University – e la distruzione dell’università Islamica di Gaza, colpita dai bombardamenti israeliani durante l’offensiva “Margine Protettivo”.
Alla base, spiegano i firmatari, sta l’obiettivo stesso dell’antropologia come materia, una disciplina che studia come “il potere, l’oppressione e la violenza strutturale influenzano negativamente la vita sociale”. Da testimoni delle violazioni multiple e gravi commesse dallo Stato di Israele contro la società e la cultura palestinese”, i 500 chiedono che il mondo dell’antropologia si muova “per promuovere e proteggere il diritto di ogni popolo alla piena realizzazione della propria umanità”.

Il boicottaggio accademico tocca così un nuovo livello di efficacia: considerato uno degli strumenti più forti della campagna globale di boicottaggio dello Stato di Israele, perché capace di fare pressioni consistenti sul mondo della cultura e della scienza israeliano, riprende l’esempio del Sud Africa dell’apartheid. Università e istituzioni accademiche di tutto il mondo, all’epoca, decisero di interrompere ogni relazione con le controparti sudafricane, considerate direttamente responsabili del mantenimento del sistema di segregazione razziale, attraverso il silenzio complice o la giustificazione accademica delle pratiche degli Afrikaner. Non solo: importanti prese di posizione da parte degli antropologi riguardarono anche il boicottaggio della Coca Cola e della catena di hotel Hilton e la difesa delle minoranze cilene e brasiliane.

Per questo, oggi, i 500 antropologi – che seguono scelte simili assunte da associazioni accademiche statunitensi – fanno appello perché “non si collabori a progetti o eventi ospitati o finanziati da istituzioni accademiche israeliane, non si insegni o si partecipi a conferenze di tali istituzioni, e non si pubblichi in riviste accademiche basate in Israele”. Una sola apertura è concessa: la collaborazioni con singoli professori o studiosi israeliani, ovviamente critici dell’occupazione israeliana.

Per ora la lettera è stata firmata da individui, singoli professori. Ma a dicembre l’Associazione Americana di Antropologia si riunirà per discutere di una risoluzione che condanni Israele per le violazioni commesse.

( Fonte : Nena News )

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