IRAQ. Trovato l’arsenale chimico di Saddam. Glielo hanno venduto gli Stati Uniti

L’avanzata dell’Isis svela le bugie della Casa Bianca: le armi con cui Bush giustificò l’invasione dell’Iraq erano di fabbricazione Usa, assemblate in Europa e vendute al leader iracheno durante la guerra con l’Iran.

 

I resti delle armi chimiche nell'impianto iracheno di Muthanna (Foto: Getty Image)

di Chiara Cruciati

Roma, 16 ottobre 2014, Nena News – Ecco dov’erano finite le armi chimiche di Saddam Hussein, quelle dietro le quali l’allora presidente Bush si nascose per invadere l’Iraq e occuparlo per otto anni. Una bufala, secondo tanti, che ancora oggi pesa sulla fragile reputazione del guerrafondaio Bush, ma soprattutto sulla popolazione civile irachena alle prese con settarismi interni che stanno smembrando il paese. Di armi non se ne trovarono, ma l’Iraq fu fatto a pezzi.

Oggi ricompaiono. Grazie all’Isis. Rapporti degli ultimi giorni mostrano – con allegate fotografie – le strane ferite e le bruciature sui corpi di curdi morti intorno a Kobane a luglio, quando lo Stato Islamico tentò il primo assalto all’enclave curda siriana. Le prove raccolte, le foto e i racconti dei testimoni portano in una direzione precisa: l’Isis ha usato armi chimiche. Dove le ha prese? Alcuni hanno avanzato l’ipotesi che gli islamisti di al-Baghdadi ne abbiano fatto incetta a Raqqa, città siriana oggi roccaforte dell’Isis. Insomma, che siano armi dell’arsenale del presidente Bashar al-Assad.

Secondo altri è più probabile che le armi in questione siano state il bottino della presa di Muthanna, base militare irachena, a ovest di Baghdad, occupata dall’Isis già a giugno scorso. All’interno, aveva fatto sapere l’esercito iracheno alle Nazioni Unite, si trovavano anche armi chimiche, circa 2.500 missili. All’epoca la Casa Bianca aveva minimizzato: si tratta di armi vecchie, risalenti agli anni ’80, ormai inutilizzabili perché corrose. A dirlo erano stati i soldati di stanza tra il 2004 e il 2010 in Iraq, aveva fatto sapere a giugno Washington.

Eppure quelle armi sono state utilizzate e si sono dimostrate macabramente efficaci. Ma di chi sono queste armi? Come sono finite nei magazzini di Saddam Hussein? Di fabbricazione statunitense, assemblate in Europa, erano state vendute al leader iracheno da Belgio, Francia e Italia negli anni Ottanta, ovvero durante la lunga guerra tra Iraq e Iran. L’Occidente rifornì Saddam di armi che vennero usate contro i curdi poco tempo dopo.

Non solo. Gli Stati Uniti lo sapevano bene ma lo hanno tenuto nascosto. Secondo il New York Times, il governo Usa ha evitato di far sapere di aver trovato l’arsenale in Iraq, nonostante dopo il 2003 (anno dell’invasione del paese) 17 soldati Usa e 7 poliziotti iracheni siano stati feriti dal nervino delle armi chimiche in questione. “Dal 2004 al 2011 truppe americane e truppe irachene se le sono trovate di fronte più volte e sono state ferite in almeno sei occasioni da armi chimiche del tempo di Saddam – scrive il giornale – Le truppe Usa hanno segretamente fatto rapporto su 5mila missili o bombe d’aviazione chimiche, secondo le interviste raccolte tra soldati americani e iracheni, poi girate all’intelligence secondo quanto previsto dal Freedom of Information Act”.

“Gli Stati Uniti sono andati in guerra dichiarando di dover distruggere le armi di distruzione di massa. Le truppe americane le hanno gradualmente trovate e hanno sofferto per l’esposizione ai resti di armi che sono state costruite in collaborazione con l’Occidente”. Il portavoce del Pentagono, John Kirby, ieri ha risposto in conferenza stampa alle accuse, limitandosi a dire di non poter parlar “di quali decisioni o ordini furono date ai comandi militari o allo staff medico all’epoca. È successo molto tempo fa e si tratta di scelte prese dallo staff su base individuale”. Il segreto di Pulcinella: i soldati feriti sono stati curati dal servizio sanitario esercito negli anni successivi all’occupazione.

Le ragioni di tale silenzio sono chiare: le armi dell’arsenale del nemico Saddam erano state prodotte negli Stati Uniti, assemblate in Europa e riempite di agenti chimici in Iraq da compagnie occidentali. Così si disfaceva il castello di carte del presidente Bush: difficile giustificare una guerra all’Iraq con la presenza di armi chimiche, di un arsenale nascosto, che gli stessi Stati Uniti avevano venduto ben prima del 1991.

thanks to: Nena News

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