In risposta a Pier Luigi Battista

di Nino Lisi

Egregio Pier Luigi Battista

ho tra le mani il suo articolo di domenica scorsa intitolato Contro l’antisemitismo della London University. Dissento totalmente da esso ma concordo su di un punto. Sono convinto anch’io che le idee non si boicottano. Il boicottaggio delle idee oltre che incivile, come lei afferma (e però se si fosse riuscito a boicottare con efficacia le idee di Hitler quanta infamia sarebbe stata risparmiata alla umanità tutta intera), è inefficace. Però si contrastano. E con fermezza. Ed io le scrivo appunto per contrastare le sue, confidando che non voglia boicottare le mie e che pubblichi queste miei righe.

Lei afferma che la decisione della London University fa ribrezzo perché demonizza lo Stato di Israele. Ma non è così: la sua affermazione, che rischia di apparire giusta, è del tutto errata. Lo Stato di Israele si demonizza da sé, agendo in dispregio e violando quante norme esistono del diritto internazionale e della carta dei diritti umani. Non vi è altro Stato al mondo che viva nella più piena illegalità quanto quello di Israele: a partire dal 1967 lo Stato di Israele ha collezionato ben 87 Risoluzioni di condanna dell’Onu che dichiarano illegale la occupazione dei Territori Palestinesi ed intimano ad Israele di ritirarsi da essi; la Risoluzione 476 del 1980 condanna poi l’annessione di Gerusalemme, avvenuta di fatto nel luglio 1980; 5 Risoluzioni la 446, la 452, la 465, la 471 e la 476 dichiarano illegali le 140 colonie israeliane, nelle quali vivono abusivamente 650.000 coloni, costruite nei Territori Palestinesi Occupati con modalità che il IV Comma dell’articolo 8 dello Statuto della Corte Penale Internazionale dichiara addirittura “crimini di guerra” ().

Potrei continuare, ma quanto ho documentato è più che sufficiente per spiegare, non a lei che questo cose da buon giornalista le conosce di sicuro, ma ai suoi lettori, il perché vi sono al mondo persone (milioni) ed enti (tantissimi) che non vogliono avere alcunché a che fare con lo Stato di Israele e con quanto da esso emani. Il boicottaggio non solo delle merci, ma anche di qualsiasi forma di collaborazione con lo Stato di Israele e le sue istituzioni, quindi anche il boicottaggi accademico, è una forma civilissima di lotta non violenta contro uno Stato coloniale ed illegale, che ha usurpato territori non suoi, portando quelli in suo possesso dal 51% della Palestina storica, assegnatogli dall’ONU nel 1948, al 78% e costruendo le sue colonie in quel residuo 22% formalmente rimasto al Popolo Palestinese.

Quanti come me avversiamo lo Stato Israeliano per questi motivi, cioè per le politiche espansionistiche e coloniali che conduce da 60 anni, veniamo accusati dal governo israeliano e dai suoi sostenitori, di antisemitismo. E’ un’accusa totalmente falsa. L’antisemitismo – non lo spiego per lei che ovviamente lo sa benissimo, ma per quelli dei suoi lettori che non lo sapessero – è una turpe corrente di avversione, in non pochi casi disprezzo ed odio per gli ebrei in quanto tali, per il solo fatto di essere ebrei; è razzismo allo stato puro, che si alimenta di falsi stereotipi frutti di ignoranza e fanatismo. Noi che avversiamo le politiche dello Stato di Israele avversiamo con pari forza e decisione pure l’antisemitismo, come ogni altra forma di razzismo. Ne diamo prova continuamente. A Roma proprio di recente siamo insorti contro i manifesti affissi da Militia che invitavano al boicottaggio non di prodotti israeliani ma di esercizi commerciali gestiti da cittadini romani di religione ebraica.

Il confondere l’antisionismo con l’antisemitismo è un espediente cui il Governo israeliano ed i suoi sostenitori sono costretti a ricorrere, non avendo argomenti per difendere le azioni e le politiche dello Stato israeliano.

Rispettosi saluti nel più totale dissenso.

Nino Lisi

della Rete Romana di Solidarietà con il Popolo Palestinese.

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