Unbreakable Dalia

Con questo primo piano di Dalia Khalifa, ferita nei bombardamenti israeliani su Gaza della scorsa estate, il fotoreporter palestinese Mohammed Asad ha vinto il premio fotografico dell’agenzia Onu Ocha

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Il volto della piccola Dalia Khalifa, 9 anni, ferito dai frammenti di proiettili resterà una delle immagini emblematiche dell’offensiva militare israeliana contro la Striscia di Gaza, che la scorsa estate ha fatto oltre duemila morti, tra cui centinaia di bambini, e migliaia di feriti e sfollati.

Questo primo piano, colto dal fotografo e giornalista palestinese Mohammed Asad lo scorso 9 agosto nell’ospedale Shifa, è stato premiato nel concorso fotografico organizzato dall’agenzia Onu per gli affari umanitari Ocha. Un riconoscimento importante, non soltanto professionalmente, per il fotoreporter Asad che con i suoi scatti ha raccontato un conflitto di cui egli stesso è stato vittima. La casa di Asad a Shujaiyeh è stata distrutta da un raid israeliano proprio in quei terribili 50 giorni durante i quali Gaza è stata ridotta a un cumulo di macerie.

Il fotografo palestinese ha incontrato Dalia in ospedale, dopo che la sua casa a Zaytoun era stata bombardata. “Quando l’ho vista mi è tornata alla mente l’immagine della giovane afgana Sharbat Gula”, ha raccontato Asad al sito Middle East Eye (MEE), riferendosi alla celebre fotografia di Steve McCurry finita sulla copertina del National Geographic.

Asad ha ricordato il giorno in cui ha incontrato Dalia, l’infinita dignità di questa bambina colpita nel sonno, assieme alla famiglia, dal fuoco dell’artiglieria israeliana. Ricoperta di sangue, ferita dalle schegge, non ha versato una lacrima, ha raccontato il fotoreporter che per la foto ha scelto il nome di ‘Assiyat al-Damea’, che si traduce ‘colei che non piange facilmente’. Per il nome in inglese è stato scelto il più semplice ‘Unbreakable’, cioè ‘indistruttibile’.

Nel volto di Dalia ci sono tutta la “bellezza e il coraggio di una generazione”, quella dei ragazzi e delle ragazze di Gaza, che “è determinata a resistere ad avversità che appaiono insormontabili”, ha commentato con MEE il giornalista palestinese Ramzy Baroud.

A distanza di oltre sei mesi dal giorno dello scatto vincitore del premio Ocha, Asad ha incontrato di nuovo Dalia e la sua famiglia. È tornata a scuola e le cicatrici sul volto si sono attenuate, ma sul corpo i segni restano evidenti, ha spiegato il padre. Gaza è una prigione a cielo aperto e come accade spesso è quasi impossibile curarsi, uscire fuori dalla Striscia per andare in strutture più attrezzate. È così anche per Dalia e la sorella più piccola, Remas, che ha subito ferite molto gravi. Entrambe hanno bisogno di trattamenti specialistici, ma sono bloccate a Gaza.

“E’ ancora determinata”, ha raccontato Asad dopo averla incontrata. Una bambina che ha voglia di riscatto e continua a domandare al fotografo che ha fatto del suo volto il simbolo delle pene e della forza di un’intero popolo “che cosa abbiamo fatto per meritarci tutto questo?”.

thanks to: Nena News

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