Dopo la strage di Suruc il regime turco trema: twitter bloccato, bavaglio ai media

Dopo la strage di Suruc il regime turco trema: twitter bloccato, bavaglio ai media

Erano per lo più giovani e giovanissimi gli attivisti curdi e turchi arrivati da tutto il paese nei giorni scorsi a Suruc, a pochi chilometri dalla frontiera con la Siria e dalla città martire di Kobane. Quando la bomba piazzata nel centro culturale Amara è esplosa, stavano cantando slogan di solidarietà con la lotta della resistenza curda contro i tagliagole dello Stato islamico. Di lì a poco avrebbero provato a superare il confine, dopo l’ennesimo divieto delle autorità di Ankara, per partecipare a una missione di solidarietà con l’obiettivo di partecipare alla ricostruzione di Kobane. Avevano raccolto giocattoli per allietare le sofferenze dei bambini di Kobane, volevano costruire una biblioteca e un museo dedicato all’epica lotta della città – e di tutto il Kurdistan – contro le orde jihadiste. Dei 330 ragazzi e ragazze – alcuni militanti di organizzazione della sinistra radicale curda e turca, altri semplicemente animati dalla volontà di partecipare ad un progetto solidale – che avevano aderito all’appello della Federazione delle Associazioni della Gioventù Socialista, arrivando da molte città della Turchia, 32 sono stati dilaniati dall’esplosione. Altri e altre sono in gravissime condizioni, e purtroppo il già tragico bilancio di questa assurda strage potrebbe aggravarsi.

Dopo la strage di Suruc il regime turco trema: twitter bloccato, bavaglio ai media – contropiano.org.

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