Blitz venezuelano – Parte 1: I tiranni non tengono elezioni libere

di David Edwards – 5 febbraio 2019

Nel nostro nuovo libro descriviamo un ‘Blitz di propaganda’ come una campagna rapida per convincere il pubblico della necessità di ‘azione’ o di ‘intervento’ per promuovere interessi d’élite. Simulando grande indignazione morale i media industriali si schierano a insistere che è arrivato un momento spartiacque: qualcosa deve essere fatto!

Un classico blitz di propaganda è stato scatenato il 23 gennaio quando il leader dell’opposizione venezuelana Juan Guaidó si è dichiarato ‘presidente ad interim’. Ciò è stato presentato come una spettacolare nuova prova che il popolo del Venezuela ne aveva finalmente avuto abbastanza del ‘regime’ di Nicolas Maduro.

Nel riferire questa notizia il giorno seguente il sito Web della BBC ha presentato un’immagine inquietante di un prigioniero con le braccia legate dietro la schiena mentre viene torturato. La didascalia diceva:

‘Dentro il centro segreto di tortura in Venezuela’.

L’immagine rimandava a un complesso servizio interattivo che consentiva ai lettori di esplorare il centro di tortura. C’era un lungo articolo sullo stesso centro. Il servizio interattivo comprendeva questa dichiarazione di un ex detenuto, Rosmit Mantilla:

‘In un paese come il Venezuela non c’è differenza tra stare dentro o fuori di prigione. Sei ugualmente perseguitato e maltrattato, e puoi morire sia in un caso che nell’altro.’

Il Venezuela, dunque, è un gigantesco gulag. Il servizio interattivo aveva chiaramente dedicato una notevole quantità di tempo e di sforzi per essere prodotto; strano che dovesse apparire il giorno stesso della notizia del tentativo di colpo di stato di Guaidó. La BBC ha fatto seguito con un articolo il 25 gennaio che promuoveva il cambiamento di ‘regime’:

‘Il Venezuelano Maduro “potrebbe ottenere l’amnistia”’.

‘L’autoproclamato leader Guaidó si appella anche al potente esercito, dopo aver ricevuto appoggio straniero’.

In realtà Guaidó aveva anche ricevuto un rigetto da Cina, Russia, Turchia, Grecia, Siria e Iran. Il 29 gennaio il titolo di prima pagina della BBC diceva:

‘Venezuela, “Vivere sotto una dittatura”’

‘Il leader dell’opposizione dichiara alla BBC che il presidente Maduro ha abusato del potere e rinnova richieste di elezioni’.

Facendo eco all’articolo di prima pagina della BBC sull’’amnistia’, Simon Tisdall del Guardian ha pubblicizzato i meriti del colpo di stato:

‘Pare chiaro che Juan Guaidó, il leader dell’opposizione, ha il sostegno di molti venezuelani, se non della maggioranza’.

Un’affermazione notevole, considerato che George Ciccariello-Maher ha scritto su The Nation che un sondaggio d’opinione in Venezuela condotto tra il 7 e il 16 gennaio aveva rilevato che l’81 per cento dei venezuelani non aveva mai sentito parlare di Juan Guaidó. Ma poi questo è lo stesso Simon Tisdall che scrisse nel 2011:

‘Il rischioso intervento occidentale ha funzionato. E la Libia è stata finalmente liberata’.

Il Guardian può essere attualmente il maggior tifoso britannico di Guaidó. Dopo che il leader dell’opposizione aveva concesso al giornale un’intervista esclusiva, l’ex giornalista del Guardian Jonathan Cook ha twittato:

‘Straordinario persino secondo gli standard del Guardian. Juan Guaido, il prescelto della CIA per condurre un colpo di stato contro il governo venezuelano, concede al giornale una delle sue prime interviste, e quest’ultimo agisce semplicemente da canale della sua propaganda. Non fa neppure finta di essere un cane da guardia’.

Il 1° febbraio Cook ha aggiunto:

‘Oh, guarda! Juan Guaido, il volto di facciata dell’operazione illegale della CIA di cambiamento di regime mirata a impossessarsi del petrolio del Venezuela (come ha pubblicamente ammesso John Bolton) è di nuovo presentato a perdifiato dal Guardian come salvatore del paese’.

La BBC continua a somministrare una dose quotidiana di propaganda. Il 31 gennaio il grande servizio delle notizie del mattino è stato:

‘Il leader dell’opposizione venezuelana “parla all’esercito”’.

‘Il leader dell’opposizione Juan Guaido afferma che la sua squadra ha avuto colloqui con l’esercito riguardo al cambiamento di regime’.

Come abbiamo segnalato, se una versione statunitense di Guaidó avesse fatto tale ammissione in pubblico avrebbe immediatamente ricevuto una visita dei Navy Seals, forse sarebbe stato fatto fuori sul posto e precipitato in mare, o portato via legato a una vita nel braccio della morte per una probabile esecuzione successiva.

Il 4 febbraio la prima pagina del sito della BBC ha presentato una foto eroica della madre di Guaidó che bacia il figlio sulla fronte in una manifestazione di protesta. Austera, eroica, la testa del salvatore appare chinata dal peso delle speranze e delle aspettative del suo popolo (popolo che, fino a poco tempo addietro, non aveva idea di chi lui fosse e non aveva mai votato per lui). Questa era una pura immagine di propaganda. Altre certamente seguiranno. Abbiamo discusso precedenti sforzi della BBC qui.

‘Tirannide’ come motivo della preoccupazione dei media industriali

La BBC, ovviamente, non è sola nel promuovere l’idea che il Venezuela sia una ‘dittatura’. Il Times ha offerto una ‘visione delle proteste venezuelane contro Maduro’ tipicamente compassionevole:

‘paradiso perduto – Un feroce dittatore ha spinto il suo popolo sull’orlo del baratro’.

Il riferimento al ‘paradiso perduto’ ha ricordato una famosa osservazione insensata sul Venezuela fatta dal giornalista della BBC John Sweeney sulla Literary Review nel 2013:

‘Il paese dovrebbe essere un’Arabia Saudita sul mare; invece il denaro del petrolio è stato sperperato da un avventurismo insensato e da una corruzione incontrollata’.

A parte ogni ovvio problema di tirannide tagliateste, il fatto è che l’Arabia Saudita è ‘sul mare’.

L’Economist si è concentrato su:

‘Come accelerare la caduta della dittatura del Venezuela’.

‘Riconoscere un presidente ad interim al posto di Nicolas Maduro è un inizio’.

Il Mail on Sunday ha scritto del ‘despota del Venezuela’.  Sul Telegraph Ross Clark ha dibattuto ‘brutali dittature quali Venezuela e Zimbabwe’. I redattori del Sun sono parsi tenere una veglia per il sofferente popolo del Venezuela:

‘Anche noi speriamo che i venezuelani alla fine rovescino Nicolas Maduro, il corrotto tiranno della sinistra dura con il quale Corbyn una volta si è congratulato, e ricostruiscano la loro economia’.

La corrispondente da Westminster del Sun Kate Ferguson ha scritto che John McDonnell, il cancelliere ombra, stava appoggiando ‘il despota della sinistra dura venezuelana Nicolas Maduro’. L’Express ha scritto del ‘corrotto regime in Venezuela’.

Scrivendo sul The Australian, Walter Russell Mead ha osservato che ‘il dittatore Nicolas Maduro è attaccato al potere’. (Walter Russell Mead, ‘Mosca assapora la più recente crisi latino-americana per destabilizzare la regione’, The Australian, 31 gennaio 2019).

Sotto il titolo ‘Primavera venezuelana’ Mary Anastasia O’Grady ha scritto sul Wall Street Journal:

‘Il più recente tentativo venezuelano di rovesciare il dittatore Nicolas Maduro è un momento di svolta nella storia dell’America Latina…’.

Il Guardian usa abitualmente il termine ‘regime’ per segnalare l’illegittimità del governo Maduro.

Un emozionato Ministro per l’Europa, Sir Alan Duncan – che un tempo operava da commerciante di petrolio e ne raffinava prodotti, inizialmente con la Royal Dutch Shell e che nel 1989 ha creato la Harcourt Consultants, che offre consulenze su questioni di petrolio e di gas – ha dichiarato al parlamento:

‘Il Regno Unito e i nostri partner non vogliono stare e non staranno a guardare permettendo che la tirannia del regime di Maduro continui. Egli ha causato una sofferenza e un’oppressione infinita a milioni del suo stesso popolo…

Il popolo del Venezuela non ha bisogno delle parole mielate di una lettera al The Guardian da parte di stalinisti, trotzkisti, antisemiti assortiti e apparentemente da morti e anche da membri dei banchi dei laburisti. Ciò di cui ha bisogno è della nostra solidarietà al legittimo, eletto presidente socialdemocratico dell’Assemblea Nazionale, il presidente ad interim del Venezuela Juan Guaidó.’

Scrivendo sul The Independent, Patrick Cockburn ha commentato nel settembre del 2016:

‘Sir Alan ha una lunga storia di ingraziarsi le monarchie del Golfo, informando un giornalista a luglio che l’Arabia Saudita “non è una dittatura”’.

Sir Alan ha twittato:

‘Gli abusi dittatoriali di Nicolas Maduro in #Venezuela hanno determinato il collasso dello stato di diritto e miseria e degradazione umana’.

Noi abbiamo replicato:

‘Quanta miseria e degradazione umana ha causato *lei* votando per la guerra all’Iraq ricco di petrolio nel 2003 e sostenendo i tiranni sauditi ricchi di petrolio nel loro attacco allo Yemen stremato dalla carestia? La sua compassione per il popolo del Venezuela ricco di petrolio è del tutto falsa’.

Anche il Segretario di Stato statunitense Mike Pompeo ha twittato:

‘Siamo con il popolo del #Venezuela mentre cerca di costruire una vita migliore. Con possiamo ignorare la sofferenza o la tirannide che esistono in questa fiera nazione. Né dovrebbero farlo altri paesi che hanno a cuore la libertà e la prosperità’.

L’analista politico Charles Shoebridge ha commentato:

oggi parla di “Stati Uniti con il popolo del #Venezuela contro la tirannide” quando solo giorni fa ha parlato anche degli USA schierati con tirannie alleate degli Stati Uniti quali UAE, Arabia Saudita, Bahrain’.

Glenn Greenwald ha sostenuto lo stesso punto, aggiungendo:

‘Nutrirei maggiore rispetto per i decreti di politica estera dei dirigenti statunitensi se ammettessero semplicemente ciò che sanno tutti – “vogliamo cambiare il governo di questo paese perché serva meglio i nostri interessi” – anziché fingere che gliene freghi un cazzo della Libertà & Democrazia’.

Scrivendo sul sito di Grayzone Dan Cohen e Max Blumenthal descrivono come:

‘Juan Guaidó è il prodotto di un progetto decennale sovrinteso dagli addestratori dell’élite di Washington per il cambiamento di regime. Pur atteggiandosi a campione della democrazia ha trascorso anni nella prima linea di una violenta campagna di destabilizzazione’.

Quasi interamente ignorato dalla copertura ‘prevalente’, il New York Times ha scritto lo scorso settembre:

‘L’amministrazione Trump ha tenuto incontri segreti con ufficiali ribelli dell’esercito del Venezuela durante l’anno scorso per discutere i loro piani per rovesciare il presidente Nicolas Maduro, secondo dirigenti statunitensi e un ex comandante militare venezuelano che hanno partecipato ai colloqui’.

L’Associated Press ha scritto la settimana scorsa:

La coalizione di governi latino-americani che si sono uniti agli Stati Uniti nel riconoscere rapidamente Juan Guaido quale presidente ad interim si è incontrata in settimane di diplomazia segreta che hanno incluso messaggi sussurrati ad attivisti sotto costante sorveglianza e un viaggio all’estero ad alto rischio del leader dell’opposizione che sfida il presidente Nicolas Maduro per il potere, hanno detto i coinvolti nei colloqui.

A metà dicembre Guaido si è recato silenziosamente a Washington, in Colombia e in Brasile per aggiornare dirigenti sulla strategia dell’opposizione di dimostrazioni di massa in coincidenza con l’atteso giuramento di Maduro per un secondo mandato il 10 gennaio di fronte alla diffusa condanna internazionale, secondo l’esiliato ex sindaco di Caracas Antonio Ledezma, un alleato.’

Il parlamentare laburista Chris Williamson, virtualmente una voce isolata su questo tema nel parlamento britannico, ha commentato:

‘Donald Trump, che ha ricevuto quasi tre milioni di voti meno di Hillary Clinton, getta il suo peso a sostegno di un tizio [Guaidó] che non ha nemmeno partecipato alle elezioni presidenziali venezuelane dell’anno scorso e il segretario britannico agli esteri Jeremy Hunt, offre a Trump il suo sostegno servile’.

Williamson è stato razionale in misura impressionante in questa intervista a Going Underground. Sir Alan rimane imperturbabile, commentando vergognosamente a proposito di Williamson in parlamento:

‘Sono sorpreso che sia stato addirittura pronto a mostrare la sua faccia oggi in questa Camera’.

Assenza di libere elezioni come motivo della preoccupazione dei media industriali

Come abbiamo visto il primo grandi motivo dei media industriali per opporsi a Maduro è che egli è una feroce ‘dittatore’. Questa etichetta è credibile sono se egli impedisce libere elezioni, che sono ovviamente intollerabili per ogni tiranno che si rispetti.

Di nuovo, i media industriali fanno fronte unico nella loro opinione. Il corrispondente latino-americano del Guardian, Tom Phillips, scrive che Maduro è stato ‘rieletto lo scorso maggio in un voto diffusamente considerato fraudolento’. L’’imparzialità’ dei resoconti di Phillips sul Venezuela è chiara anche dal tweet ‘appuntato’ al suo flusso Twitter:

‘Sono vent’anni da quanto l’elezione di Hugo Chavez ha dato il via al suo nefasto sogno bolivariano’.

Un editoriale del Guardian ha indicato che Maduro aveva vinto un ‘voto presidenziale sospetto boicottato dall’opposizione’. L’Economist si è spinto oltre: ‘L’elezione da lui vinta a maggio è stata una frode in lungo e in largo”. Ross Clark sul Telegraph:

‘Politici d’opposizione sono stati incarcerati, mentre osservatori delle elezioni del maggio scorso hanno riferito conteggi gonfiati dei voti’.

Il 27 gennaio i redattori dell’Observer hanno espresso l’opinione:

‘Nicolas Maduro è stato rieletto presidente del Venezuela lo scorso maggio con mezzi fraudolenti, come hanno segnalato all’epoca governi regionali e osservatori indipendenti, e la sua dirigenza manca di autorità legittima’.

Facendo eco alle sue posizioni su precedenti sforzi di ‘cambiamento di regime’ che hanno causato un’assoluta catastrofe all’Iraq e alla Libia, l’Observer ha aggiunto:

‘Considerati questi foschi precedenti il Venezuela farebbe bene a liberarsi di lui e quanto prima tanto meglio. Se Maduro ha davvero a cuore i migliori interessi del popolo, dovrebbe riconoscere che è diventato un ostacolo per il rinnovamento della nazione e farsi da parte.”

Il Venezuela ha bisogno di ‘rinnovamento nazionale’ o ‘ modernizzazione’ per dirla alla Blair. Come il Guardian, l’Observer ha poi insistito che opzioni ragionevoli ‘enfaticamente non includono l’intervento statunitense in Venezuela’. Nessuno dovrebbe lasciarsi ingannare da questo apparente sentimento antibellico. L’analista mediatico statunitense Adam Johnson di FAIR ha fatto notare:

Mi piace questa faccenda in cui gente nominalmente di sinistra fa correre per 99 iarde la palla del bombardamento di un paese e poi si ferma a distanza di una iarda e insiste di non voler segnare la meta, che in realtà si oppone alla guerra’.

Un ulteriore ottimo esempio di palla della propaganda è stato offerto da Mehdi Hasan di The Intercept:

‘Non sono un esperto del Venezuela ma sono parecchio sicuro che si può pensare che Maduro sia un presidente orribile, cattivo e autoritario *e* anche pensare che è un male per gli Stati Uniti appoggiare colpi di stato o cambiamenti di regime nel paese.’

A parte quelle ‘dominanti’, voci credibili hanno sostenuto che le elezioni del maggio scorso sono state libere ed eque. L’avvocato difensore dei diritti umani Daniel Kovalik della Scuola di Legge dell’Università di Pittsburg, scrivendo per la Pittsburg Post-Gazette, ha commentato:

‘Sono appena tornato dall’aver osservato le mie quarte elezioni in Venezuela in meno di un anno. Jimmy Carter ha definito il sistema elettorale del Venezuela “il migliore del mondo” e quello cui ho assistito è stato un progetto stimolante che garantisce ‘una persona, un voto’ e include molteplici procedure di verifica per assicurare un’elezione libera ed equa.

Sono poi venuto a casa negli Stati Uniti per vedere l’inevitabile copertura “giornalistica” riferirsi al Venezuela come a una “dittatura” e come un paese che ha bisogno di essere salvato. Questa copertura non solo ignora la realtà del Venezuela; ignora il fatto che gli Stati Uniti sono il maggiore impedimento alla democrazia in Venezuela, proprio come gli Stati Uniti sono stati un impedimento alla democrazia in tutta l’America Latina a partire dalla fine del diciannovesimo secolo.’

Più di 150 membri della missione internazionale di accompagnamento elettorale alle elezioni hanno pubblicato quattro rapporti indipendenti. I loro membri ‘includono politici, esperti elettorali, accademici, giornalisti, leader di movimenti sociali e altri’. Il rapporto generale della missione ha concluso:

Noi, gli accompagnatori internazionali, riteniamo che l’affidabilità tecnica e professionale e l’indipendenza del Consiglio Elettorale Nazionale del Venezuela siano incontestabili’.

Il Consiglio degli Esperti Elettorali dell’America Latina, un raggruppamento di tecnici elettorale di tutto il continente, molti dei quali hanno presieduto agenzie elettorali, ha commentato:

‘Il processo è stato condotto con successo e la volontà dei cittadini, liberamente espressa alle urne, è stata rispettata… i risultati comunicati dal Consiglio Elettorale Nazionale riflettono la volontà degli elettori che hanno deciso di partecipare al processo elettorale’.

Il rapporto africano:

‘La nostra valutazione generale è che si è trattato di un’espressione equa, libera e trasparente del diritto umano di votare e partecipare al processo elettorale da parte del popolo venezuelano e che i risultati annunciati la sera del 20 maggio sono degni di fede grazie alle generali garanzie, verifiche e all’elevata natura tecnica del processo elettorale e grazie alle tredici verifiche condotte prima e nel giorno delle elezioni cui abbiamo assistito.’

‘Possiamo anche concludere che il popolo venezuelano che ha scelto di partecipare al processo elettorale del 20 maggio non è stato soggetto a nessuna pressione esterna’.

E anche il rapporto caraibico:

‘La missione è rimasta convinta che le elezioni sono state condotte efficientemente in un modo equo e trasparente. Tutti gli elettori registrati che hanno voluto esercitare il loro diritto di voto hanno partecipato in un contesto pacifico e accogliente. Sulla base del processo osservato, la missione è convinta che i risultati delle elezioni riflettano la volontà della maggioranza degli elettori della Repubblica Bolivariana del Venezuela’.

Se tutto questo è stato ignorato nel dibattito attuale, è perché i media industriali in realtà non hanno a cuore le libere elezioni in Venezuela.

Si considerino le elezioni tenute in Iraq il 30 gennaio 2005. Nel principale notiziario serale della BBC quel mese, il giornalista David Willis ha parlato della ‘prima elezione democratica in cinquant’anni’ (Willis, BBC News at Ten, 10 gennaio 2005). Un leader del Guardian si è riferito ‘alle prime elezioni libere del paese da decenni’. Il Times, il Financial Times, il Telegraph, il Sunday Telegraph, l’Observer, l’Independent, l’Express, il Mirror, il Sun e numerosi altri media hanno ripetuto la stessa affermazione salutando le grandi ‘elezioni democratiche’ dell’Iraq.

Ma era tutto un nonsenso. L’Iraq non solo era sotto un’occupazione illegale di una superpotenza; eserciti invasori stavano conducendo una guerra a tutto campo contro la resistenza irachena. Solo settimane prima delle elezioni Fallujah, una città di 300.000 persone, era stata virtualmente rasa al suolo da forze statunitensi-britanniche. Sei settimane prima delle elezioni l’ONU aveva riferito della città che ‘il 70 per cento delle case e dei negozi è stato distrutto e quelli ancora in piedi sono crivellati di proiettili’. Un quarto di milione di persone era stato cacciato da questa sola città a causa dell’aggressione. Un anno dopo The Lancet riferiva 655.000 morti iracheni in eccesso quale conseguenza dell’invasione del 2003.

Non c’era ovviamente questione di libere elezioni in queste condizioni illegali estremamente violente. La stampa industriale non fu interessata o preoccupata neppure un po’. In effetti la nostra ricerca nell’archivio mediatico LexisNexis all’epoca delle elezioni aveva mostrato che non c’era stata neppure una sola analisi reale della misura delle libertà di stampa in Iraq sotto l’occupazione in nessun luogo nella stampa britannica nei precedenti sei mesi. E tuttavia i media erano unanimi nel descrivere le elezioni come libere ed eque.       

Da Znetitaly – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Originale: http://medialens.org/index.php/alerts/alert-archive/2019/892-venezuela-blitz-part-1-tyrants-don-t-have-free-elections.html

traduzione di Giuseppe Volpe

thanks to: ZNET Italy

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